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di RICCARDO GALIMI
Un incontro ravvicinato con chi ha vissuto in prima persona i drammatici momenti legati al terremoto dell’Aquila. Quattro studenti di Belvedere Marittimo, che risiedono nel capoluogo abruzzese da diversi anni, quella notte erano lì: Ciriaco Riente e Leonardo Pagano abitavano, il passato è d’obbligo in questo caso, in via XX Settembre, a venti metri dalla Casa dello studente, simbolo del sisma; Marco Martorello e Raffaele Gaglianone risiedevano in pieno centro, nei pressi della Galleria Irti. Ancora oggi si intravede nei loro occhi tutta la paura vissuta in quel minuto, alle ore 3,32 del mattino, ma anche nelle ore a seguire. Scene di panico, paura in mezzo alle strade, momenti di terrore e confusione.
L’evento è stato anticipato dalle numerose scosse dei giorni precedenti con annesso boato: fattore che ha convinto un’altra studentessa di Belvedere marittimo ad anticipare, invece, le vacanze di Pasqua.
«Ben 71 i tremiti senza fragore di quella giornata dal clima strano, con un caldo particolare, – ci raccontano Ciriaco Riente e Leonardo pagano -. Alle due e mezza, dopo aver scherzato con il nostro coinquilino siciliano, siamo andati a letto. Dopo circa un’ora, nel sonno, la famosa scossa ci sobbalza ed è panico: in quei secondi non sai che pesci prendere.
Ci siamo momentaneamente riparati, chi sotto l’arco della stanza, chi tra i ferri del letto, ma il terremoto non finiva. Situazione ancora più difficile per via della luce assente e con i tubi dell’acqua scoppiati assieme ai termosifoni. Scendiamo, con grandi difficoltà sino al piano terra ma il portone elettrico non si apre».
Con la forza della disperazione, Leonardo riesce a sfondarlo: in precedenza i ragazzi avevano provato a bussare agli altri residenti, già scappati dalle finestre del primo piano.
Ciriaco ricorda che nel minuto della scossa, a casa si è rotto quasi tutto: un volto di Gesù in creta è rimasto “miracolosamente” intatto. Appena usciti – continuano gli studenti belvederesi – ancora altre scosse: visibilità nulla a causa del crollo di una chiesa antistante; cornicioni delle case che cadono inesorabilmente; panico, urla, tanta paura tra le persone che chiedono aiuto. Non si capisce niente. Con una corsa “cieca”, riusciamo a raggiungere una piazza aperta. Siamo poi ritornati a casa per prendere l’essenziale, le chiavi della macchina e scappare con gli altri amici».
Davvero una brutta storia vissuta dagli studenti di Belvedere che ora attendono notizie dal rettore dell’Università, Ferdinando Di Iorio e dal ministro Gelmini in merito ai loro studi. I ragazzi si sentono fortunati nel poter raccontare questa brutta storia e ricordano con dolore alcuni amici, colleghi di corso che invece hanno perso la vita: Lorenzo con la ragazza Arianna trovati abbracciati; Alessia, Giovanni e Danilo, Ilaria. «Non lasciateli soli, aiutate in ogni modo quella povera gente». E’ questo l’invito dei ragazzi a tutta l’Italia.

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