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di GIOVANNI VERDUCI
Non abbandoniamo Pentedattilo, non facciamolo morire un’altra volta. Rimettiamo a posto ciò che la natura, ribellandosi, ha seriamente compromesso; facciamolo, però, senza andare contro alle logiche della natura, adoperiamoci rispettandola.
Dallo scorso mese di febbraio il centro medioevale di Pentedattilo, un miracolo architettonico a poco più di trenta chilometri da Reggio Calabria, con il suo silenzio e le sue bellezze incontaminate, è ancora più isolato dal resto della civiltà. Le piogge, abbattutesi copiose sul territorio, hanno assestato un colpo fermo alle aspettative di chi ama questo patrimonio dell’umanità, che negli anni ha attirato l’attenzione di storici, scienziati, cultori d’arte.
L’ennesima calamità è avvenuta quando un costone della collina è venuto giù, subendo la forza degli eventi atmosferici e cancellando l’unica strada che era percorribile, senza eccessive difficoltà, per arrivare alla piazzetta panoramica e procedere verso i ruderi del castello Alberti: il maniero che vide consumarsi la strage di Pasqua del 1686.
Terra, detriti ed enormi pezzi di muro, (che si sono staccati da una costruzione soprastante), in pochi secondi hanno cancellato gli sforzi dell’uomo, e dell’amministrazione comunale di Melito Porto Salvo, di rendere più godibile questo diamante incastonato sotto la roccia a forma di mano.
La piccola strada è stata resa impercorribile da qualsiasi tipo di mezzo a motore (fortunatamente c’è da aggiungere), ma rende difficile e pericoloso la “scalata” verso il borgo anche a piedi. La bella stagione ci sollecita a trovare una soluzione positiva.
Ora bisogna mettere in sicurezza il costone, è necessario fare ogni sforzo di progettazione e costruttivo per impedire una nuova frana. Oggi è fondamentale ricercare ogni unità di intenti. Il comune di Melito Porto Salvo, che aveva attivato diverse iniziative per migliorare la fruibilità del centro, ha bisogno di una convinta mano di aiuto da parte di quegli enti sovracomunali (dall’amministrazione provinciale e da quella regionale prima di ogni altra) che devono avere a cuore il bene delle proprie comunità. Altre piccole frane lungo la strada provinciale che dal mare porta al borgo, se non messe in sicurezza, rischiano di accentuare l’isolamento del paese. Per il momento l’amministrazione, con propri fondi, curerà la messa in sicurezza della strada lungo la quale passerà la processione del 25 aprile. Altri interventi dovrebbero essere finanziati dalla Provincia, ma il rischio di nuove frane è incombente.
“I paesi morti – ha scritto Vito Teti – sono lo specchio delle dispersioni e degli abbandoni di oggi. Sono un mitico rimpianto. Sono ciò che saremo. Sono i fantasmi da cui non ci si libera, da cui non ci si vuole liberare”. Un’alluvione, quella del 1968, con le sue frane lo resero pericoloso e spinsero le autorità politiche a dichiararne l’inagibilità. Dal 1971 il borgo venne definitivamente abbandonato dai suoi abitanti. Oggi, ad oltre trenta anni di distanza, un’altra intensa stagione di piogge rischia di restituirlo all’isolamento. Non facciamo morire Pentedattilo, aiutiamoci a non farlo diventare un fantasma.

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