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di ADRIANO MOLLO
«Capisco la capillarità delle farmacie, capisco il servizio che rendono, ma non
possiamo cedere ai ricatti». Il giorno dopo il botta e risposta con Federfarma, il direttore generale del dipartimento Sanità Andrea Guerzoni è inamovibile, anzi rilancia: «Venerdì sarò a Roma per siglare un’intesa con Poste Italiane e con l’Anci (associazione dei Comuni) per affidare a loro il servizio di distribuzione
dei farmaci». Il direttore generale, proveniente dall’Emilia Romagna dove la
sanità funziona davvero, da quando è in Calabria ha capito come vanno le cose. Del resto anche i suoi predecessori si sono trovati subito a un “muro contro muro” con gli operatori della sanità privata. Oggetto del contendere, questa volta, sono alcuni farmaci, soprattutto oncologici e quindi molto costosi, che la Regione vuole distribuire direttamente ai cittadini perché, con gli acquisti
centralizzati, è possibile ottenere un notevole risparmio. Alle farmacie è stato chiesto, dietro compenso di 6 milioni di euro, (6 euro a scatola), il solo servizio di distribuzione. Federfarma Sardegna ha aderito all’iniziativa della Giunta e addirittura espleta il servizio gratis per il primo anno, convinta che i
clienti quando entrano in farmacia poi fanno altri acquisti. In Calabria, invece, si registra da un lato la netta contrarietà per il mancato guadagno e dall’altro la necessità della giunta regionale di recuperare risorse dove è possibile. «Non
possiamo tirare la corda – commenta Guerzoni al Quotidiano – diamo 6 milioni di euro che non sono pochi. Capisco il valore delle farmacie, ma non capisco il ricatto». Ed ecco che spunta il progetto di assumere 40 giovani farmacisti per gestire il servizio e affidare a Poste Italiane e ai Comuni la logistica.
Un’iniziativa che farà sicuramente inasprire i rapporti tra Federfarma e la Regione. Ieri in un comunicato l’associazione del trasporto del farmaco ha
paventato il rischio della perdita di posti di lavoro. «La migliore guerra vinta è quella non fatta», commenta il direttore generale che spiega le difficoltà in
cui si trova la Regione a causa dei debiti pregressi della Sanità. «Bisogna capire che se la barca affonda, affonda per tutti».
E parlando del piano di rientro il direttore generale ribadisce che l’obiettivo «sono i cittadini e non i medici», ed è su questa linea che «il presidente Loiero intende muoversi» puntando principalmente sulla qualità dei servizi. Quanto al progetto dei tagli dei posti letto proposto dal governo
nazionale, Guerzoni non sembra preoccupato: «Noi avevamo già stabilito di ridurre i posti letto per acuti per potenziare le cure degli ammalati cronici, che rappresentano le vera emergenza». E’ per questo che il nuovo piano sanitario
prevede un forte potenziamento della medicina territoriale «che in Calabria non esiste» e la chiusura e riconversione di piccoli ospedali. Su questo punto il
direttore generale fa l’esempio di nosocomi con 25 posti letto, magari solo con reparti di medicina generale e chirurgia, che spesso non riescono nemmeno a dare risposte ad infartuati. Anche alla sanità privata ha fatto capire che è intenzione
della Regione acquistare solo il necessario e soprattutto servizi di qualità.
«Non vogliamo ricoveri per semplici mal di schiena». Questo l’Aiop l’ha capito,
osserva Guerzoni, perché «i privati vogliono guadagnare, come è giusto, ma non sui volumi».
Il direttore generale dice di comprendere le difficoltà del presidente Loiero: «La sua è una scelta coraggiosa, si gioca una campagna elettorale». Guerzoni, poi, insiste sulle cure palliative. «Non è possibile che si muoia in ospedale per casi di tumore. Spesso il desiderio degli ammalati è di passare gli
ultimi mesi di vita tra le mura della propria casa. Su questo bisogna fare un salto culturale e dare servizi di qualità alle famiglie». Secondo il direttore generale la riforma a cui sta lavorando avrà risultati tangibili tra 5-6 anni.
«In Calabria ci sono grosse potenzialità, ci sono punti di forza, ora bisogna metterli in rete ed evitare che i cittadini vadano fuori regione anche per
motivi banali». La gente spesso va fuori perché non ha fiducia. L’emigrazione sanitaria costa ai calabresi 230 milioni di euro. A Guerzoni chiediamo se si farebbe operare in Calabria. «Certo – risponde – però dico io dove e da chi. Non ovunque c’è buona sanità, ma noi vogliamo mettere i calabresi nelle condizioni di
poter scegliere».

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