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di ANTONELLA CIERVO
SE c’è un merito che va riconosciuto all’Arena di Massimo Giletti a Domenica In è quello di aver portato definitivamente allo scoperto le reali, definitive intenzioni di Rfi rispetto al progetto ferroviario che riguarda Matera.
«Matera, se dobbiamo fare una scelta, non è certamente al primo posto – ha detto l’ing. Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rfi – rispondendo alla richiesta di Massimo Giletti circa la concreta possibilità che la stazione-fantasma de La Martella abbia un futuro. Il contenitore domenicale che fagocita temi e scandali italiani, ha riaperto una ferita che da 107 anni i materani non sono ancora riusciti a chiudere. E’ nel 1902 infatti che i cittadini chiesero all’allora ministro Zanardelli con uno striscione che salutava il termine della sua visita a Matera, “Vogliamo la ferrovia”.
Da allora, con 350 miliardi di vecchie lire spesi inutilmente, l’inserimento dell’opera tra quelle finanziate dal Cipe (su richiesta dell’ex ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro) con 130 mila euro (con lavori da avviare entro il 2012) il sogno non si è ancora avverato.
I vagoni di Rfi realizzati nello stabilimento Ferrosud di Matera, le suite su rotaia dell’Orient Express che escono dalla sede materana di Jesce, sono il triste paradosso di una vicenda che nemmeno 100 anni di politica sono riusciti a districare.
Il Mezzogiorno suddito a cui fa riferimento l’ex ministro Claudio Martelli è uno dei freni inibitori più pericolosi della questione meridionale che quest’opera avrebbe finalmente sdoganato.
Non è stato così.
E davanti agli occhi di Massimo Giletti, dei suoi ospiti, dell’Arena da studio e di tutta Italia, è scorsa la triste storia dell’Italia degli sprechi troppo complicata da raccontare in pochi minuti, forse troppo ovvia per farne un caso televisivo.
Resta il compito dei mezzi di informazione, quello di non mollare la presa, di mantenere alta la guardia, di non arrendersi, per ricordare ai materani e alla politica che si appresta a rappresentarli ancora una volta che i soldi sprecati finora devono essere un monito, una responsabilità da ricordare ogni giorno a tutti. A se’ stessi e alle istituzioni. A chi può alzare la voce e ricordare che la città dei Sassi non può e non vuole essere solo l’immagine stereotipata del film di Mel Gibson ma sa essere anche quella delle proteste del popolo di Scanzano.
Ad Rfi che tenta di richiamare un’idea di intesa con le Ferrovie Appulo lucane, è il caso di rammentare, infine, che quell’accordo, così come l’assegno di 80 milioni di euro consegnato ai materani dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, sono l’ennesimo affronto all’intelligenza di una comunità.

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