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La crisi più grave che sta attraversando la seconda Repubblica italiana è causa:
– non tanto dell’incapacità del “camaleontico” (ma pur sempre uguale a se stesso) sistema dei partiti di proporre idee innovative e progetti riformatori;
– quanto della spregiudicata inadeguatezza dei partiti nella “selezione” della classe politica (di cui la predetta incapacità è la semplice ed immediata conseguenza).
Il Parlamento italiano -come se ciò non bastasse- è oramai ridotto una discussa Assemblea di “nominati” (non più di eletti) composta in rilevante misura da politici (o fantomatici tali) “cooptati” direttamente da segretari e vertici di partito in base a logiche spesso familiari e clientelari (piuttosto che meritocratiche).

Benché il fenomeno coinvolga trasversalmente tutte le forze politiche (di destra e di sinistra), è indubbio che a contribuire in maniera più visibile allo “status quo” è stato il Premier Silvio Berlusconi, se non fosse per altro in quanto:
– a capo del maggior partito italiano;
– fautore (nel 2005) della legge elettorale attualmente vigente (che il suo promotore, il ministro Calderoli, non ebbe pudori a definire “una porcata”)
– e protagonista, in questi ultimi giorni, dell’ennesimo scandalo che vede coinvolte veline e soubrette “amiche di papi”!
In quest’ultima legislatura Berlusconi, anzi, sembra di assistere ad un’evidente “salto di qualità”, al passaggio ad una “fase tre” nella selezione della classe dirigente del Paese:
1- dopo la proliferazione, tra i banchi del Parlamento, di onorevole e senatori amici d’infanzia, avvocati di fiducia e medici personali del Premier
2- dopo la sempre valida selezione dei migliori “yes man” in circolazione da parte di tutti i partiti (portaborse, segretari, giornalisti e addetti stampa distintisi per particolari doti di reverenza verso il leader)
3- adesso si è passati alla promozione di veline, soubrette e show girl come principali volti nuovi della politica italiana!

Perché parlare di una “particolare amicizia” del Premier con una giovane promessa show girl?
Semplicemente perché il “teatrino” (o bagaglino?) della politica cui abbiamo assistito in questi giorni (mi riferisco alla vicenda Berlusocni-Noemi-Veronica, ma non solo ) è la migliore rappresentazione possibile della deriva della nostra democrazia rappresentativa verso forme di “telecrazia”, di vuoto “velinismo”, di grottesca “spettacolarizzazione” della politica!
I criteri di scelta dei candidati (ribadisco, non sono nel Pdl) sembrano a volte paragonabili a quelli di qualsiasi altro “casting” televisivo, trasformando la campagna elettorale in una “sfilata elettorale”!
La stessa giovane Noemi in un’intervista sul sito del corriere del mezzogiorno al seguente https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2009/28-aprile-2009/ecco-noemi-diciottenne-che-chiama-berlusconi-papi-1501304940417.shtml3|11]link, di cui tg e televisioni non hanno dato praticamente notizia), parlando del suo futuro ha affermato ingenuamente di avere l’intenzione di fare la show girl ma, nel caso in cui le sue aspettative andasse deluse, ha ammesso di fare affidamento su “papi Silvio” per un seggio sicuro in Parlamento!
Si è ormai arrivati al punto in cui:
– non solo fare politica non è inteso più come “servizio” offerto alla collettività (bensì come puro e semplice “carrierismo”)
– ma anche la carriera politica è diventata un semplice “ripiego” alla carriera televisiva!
La “mortificazione” del ruolo e della funzione delle donne in politica (ridotte a mero “ornamento”) è emblematicamente favorita dalla personalità unica di un Presidente del Consiglio (con uno smisurato potere politico-mediatico) capace di non perdere occasione per mostrare il suo rapporto ossessivo e morboso col mondo femminile, umiliando continuamente la dignità delle donne considerate solo per quel che “appaiono” e mai per quel che sono (secondo le stesse parole pronunciate dal Premier a Porta a Porta dal Premier, ogni sua papabile candidata deve anzitutto esser dotata di “bella presenza” ).
“Le donne -ha così dichiarato Veronica Lario, ancora moglie di Berlusconi- oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito né un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere ()”.

Si possono facilmente attaccare queste considerazioni additando il sottoscritto di essere un “parruccone”, un bigotto, un moralista, uno “snobista elitario” (queste le parole utilizzate dall’on. Ghedini, avvocato di Berlusconi fuori e dentro il Parlamento, nelle aule di giustizia come negli studi televisivi ).
Ogni critica è sempre ben accetta, l’importante è comprender fino in fondo il mio pensiero: è forse “moralista” reclamare ai partiti, per la selezione dei candidati alle elezioni, l’adozione di criteri più meritocratici, come quelli della “passione politica” o dell’“impegno civile”?
E’ legittimo chiedere alla politica di selezionare la classe dirigente del Paese non tanto badando all’“audience televisivo” riscosso quanto alle capacità individuali di ogni candidato, anzitutto l’impegno nel porsi a cuore alcuni dei problemi della nostra Società e la capacità di saper dare il proprio contributo proponendo possibili soluzioni?

Non si contesta la possibilità in sé che una donna od un uomo dello spettacolo entrino in politica, trattandosi di persone come ogni altre, che possono benissimo mostrarsi capaci e competenti.
Quello che ci si domanda è tutt’altro:
1- è accettabile che si scelgano candidate, ad un mese dalle elezioni, “solo e soltanto” per la loro presenza ed avvenenza? (magari, per non farle sfigurare del tutto, rimediando con un corso intensivo di diritto dell’UE tenuto appositamente da tre ministri del Governo ad una platea di veline e show girl papabili candidat e?)
Il fatto che si tratti di persone laureate, francamente, non vuol dir nulla: disporre di un “pezzo di carta” è cosa comune a milioni di Italiani; far valere lo stesso nel campo del lavoro e delle professioni è tutt’altra cosa!
2- E’ credibile il fatto che veline e soubrette, d’un tratto, siano scelte in quanto rappresentate come la migliore rappresentazione possibile della Società italiana?
Se la nobile intenzione fosse stata quella di aprire le liste di candidati alla comune Società civile, perché non dare ben maggiore visibilità alle centraliniste dei centinaia di call center presenti nel paese, agli insegnanti ed ai ricercatori precari del mondo della Scuola e della Università e agli operai della grande impresa in cassa integrazione? Perché di quest’altra Società civile, invece, non c’è traccia nelle liste elettorali?! (Solo perché non rispondente a certi canoni “estetico-televisivi”?!)

Gaspare Serra

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