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di SALVATORE SANTORO
Sono le 10 e 53 alla stazione ferroviaria di Bella Muro. Sulla banchina i democratici attendono il loro segretario nazionale in arrivo da Salerno. Un treno si ferma con i freni che stridono. E’ uno “sgangherato” convoglio regionale. Il commento a caldo del Pd che attende è impietoso: «Non può essere su questo». E invece, Dario Franceschini appare dall’ultimo sportello del vagone di coda (quelli di centro treno sono fuori uso). E’ in polo bianca, pantaloni blu di lino, mocassini. Cordiale, saluta sotto un generoso sole lucano, con la mano e poi scende e si avvicina. Il deputato Salvatore Margiotta, il capogruppo in consiglio regionale, Erminio Restaino (da due giorni reggente del Partito democratico di Basilicata) e il candidato alla presidenza della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza lo accolgono con altrettanta cordialità. Con loro c’è
anche il componente della segreteria regionale Antonello Molinari che ha organizzato il tutto. Si passa alle strette di mano e ai baci. In stazione qualche democratico della locale sezione del partito. Saluti e complimenti reciprochi ma senza troppi indugi. Il capostazione invita a non perdere tempo: il treno è di linea. Si riprende il viaggio. Il locomotore riparte alla volta di Potenza. Franceschini non è più il solo politico in viaggio anche se sembra essere quello più a suo agio su un mezzo oggettivamente fatiscente. Conclude la “chiacchierata”con la signora con cui ha viaggiato da Salerno e che gli ha spiegato sommariamente i problemi della Basilicata: «Sono i giovani. Ho 5 figli laureati che stanno in altre regioni per tentare di realizzare il loro sogno». Questo in sintesi il ragionamento. Franceschini ascolta. Arrivano i giornalisti, le telecamere e le macchine fotografiche. La signora si alza. Il segretario si scusa per i disagi arrecati agli altri viaggiatori.
«Nessun problema», dicono i pendolari e il capotreno che in giacca verde controlla che le cose vadano al meglio. Cominciano le domande. Non si può che “partire” dalla condizioni dei mezzi di trasporto. «E’ un paradosso. La Basilicata ha dimostrato delle grandi capacità di trasformarsi da una delle zone più povere d’Italia, ma ha bisogno di sostegno dallo Stato per uscire da un isolamento infrastrutturale assolutamente grave».
Conosce la situazione il leader democratico: «Mi hanno detto che ci voglio le stesse ore da Napoli a Potenza che da Milano a Roma».
«Paradossale» è l’aggettivo più utilizzato. Per questo sottolinea: «Sono qui anche per far accendere i riflettori sul Sud in modo che non venga dimenticato».
E’ tutta la questione Meridionale che viene tirata in ballo: «Ci sono troppe disuguaglianze tra Nord e Sud. Vanno colmate». Ma Franceschini allarma: «Servono risorse per il Mezzogiorno ed è assurdo che il governo nazionale in un anno abbia
tagliato circa 17 miliardi di Fondi Fas».
Intanto il regionale arriva prima a Baragiano, poi a Picerno e infine a Tito. La scena è sempre la stessa: il segretario nazionale in cerca dello sportello che funziona per scendere a salutare la folla. Strette di mano e frasi di circostanza interrotte sempre dal fischio del capostazione per la ripartenza: lenta. Ovviamente. Le domande riprendono sulla crisi. Di protocollo la risposta di Franceschini: «Se non si adottano misure concrete le disuguaglianze tra ricchi e poveri e tra Nord e Sud aumenteranno». Fa caldo. Non c’è aria condizionata nel convoglio. Si suda già l’11 maggio e il leader commenta: «Ad agosto viaggiare su questo treno sarà una tortura». Ma ora c’è da pensare alla
campagna elettorale, non certo al caldo e alle difficoltà logistiche e di trasporti. E Franceschini auspica: «Spero che sia civile e che i cittadini votino guardano ai programmi e alla credibilità dei candidati». A Tito ci sono gli operai della Daramic ad attenderlo. Il segretario viene informato della questione dal suo “amico” Salvatore Margiotta e scende a “rassicurare” la delegazione. Tutto in tempi strettissimi. E a proposito di amici o di quelli che lo erano, Franceschini fa un passaggio su Roberto Falotico: «Mi spiace che abbia fatto una scelta che lo mette fuori da un percorso politico, ma io sono qui per sostenere coloro che hanno coerentemente scelto di rimanere nel Pd e di lavorare per un grande progetto ». Lacorazza poco più il là parla delle elezioni. Sorride
e scherza. Il treno entra a Potenza. L’ultime parole del leader sono per l’Idv che a Potenza non partito alleato: « Mi dispiace che in Italia ci sono alcuni centri dove è successo questo. Potenza è uno di questi. L’Idv non è stata nel centrosinistra per motivazioni molto, molto discutibili. Francamente noi avremmo preferito una scelta unitaria in tutta Italia per combattere e sconfiggere il centrodestra».

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