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Puntare sulle giovani leve della squadra e riconquistare la serie A; questi gli obiettivi che il presidente della Reggina, Lillo Foti, ha annunciato nel corso di una conferenza stampa: «Il nostro obiettivo per il futuro – ha detto Foti – sarà quello di tornare immediatamente nella massima serie. Il nostro spirito è lo stesso di quello che ci contraddistingueva dopo lo spareggio perso contro il Verona nel 2001, abbiamo la voglia e l’entusiasmo di riprendere quel posto che abbiamo occupato con molta dignità per quasi un decennio. C’è molto rammarico da parte mia, perchè mi è parso che in molti abbiano pensato più al bene personale che a quello della squadra, ma adesso è troppo tardi per pensarci: abbiamo sbagliato tutti, io per primo. Persino la nostra gente non si è più riconosciuta in questa squadra».
Foti ha illustrato anche alcune delle scelte operative che la società intende fare per conquistare la serie A: «Le prossime scelte tecniche che verranno fatte – ha aggiunto – terranno conto della mia ferma intenzione di riconquistare il pubblico reggino, cercando magari di promuovere e valorizzare il senso di appartenenza in ciascun giocatore, cosa che non ho visto in questa stagione. Ripartiremo da alcune certezze, come quel nucleo di giovani che hanno già ben figurato in serie A, formato dai vari Costa, Barillà, Carmona, ai quali affiancheremo alcuni uomini d’esperienza, fondamentali in un campionato difficile ed estenuante come quello cadetto. Stiamo già valutando un paio di allenatori che possano fare al caso nostro e credo che nella prossima settimana potremo già prendere una decisione».
Con rammarico il presidente della Reggina ha poi fatto riferimento alle contestazioni ricevute per la retrocessione: «Ieri passeggiavo sul Corso Garibaldi con mia moglie – ha concluso – e sono stato insultato. Quello che vorrei dai più giovani è che venisse rispettato, sotto il profilo personale, chi da ventitrè anni ha reso la Reggina un’entità rispettata in ambito nazionale. Voglio continuare a guidare questa società, nonostante la più piccola delle mie figlie mi inviti da tempo a lasciare tutto».

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