X
<
>

Share
3 minuti per la lettura

di ANGELA PEPE
TRAMUTOLA – Bandiere a mezza asta quelle che dominano dall’alto del municipio della comunità tramutolese. Ed è un clima di dolore e di sgomento che ha preso il sopravvento per la morte del giovane tenente Antonio Fortunato, 35 anni, di Tramutola, rimasto ucciso insieme ad altri cinque militari italiani, nell’attentato avvenuto ieri mattina nel pieno centro di Kabul, sulla Massoud Circle.
Sono le 15 e 30 quando arriviamo di fronte al Comune del piccolo paese valdagrino. Davanti alla già si è radunato un po’ di gente, per una notizia che ha fatto il giro del paese in pochi minuti. Ad attendere i cronisti c’è il primo cittadino del paese, Ugo Salera con l’assessore comunale Vincenzo Petroccelli. E’ da oltre due ore che il sindaco va su e giù, dalla sede. Il suo telefono squilla in continuazione. Giornalisti, politici e semplici concittadini vogliono sapere, conoscere, se la notizia data sui tutti i media è vera.
L’incredulità è dominante. «La notizia – dice il sindaco – l’ho appresa intorno alle 12 e 30 di questa mattina (ieri per chi legge), tramite un parente e immediatamente mi sono recato dalla famiglia per esprimere le condoglianze di un così grave dolore. Sono passato – racconta il sindaco tra uno squillo di telefonata e un’altra – e per due minuti non ho incontrato i genitori con i due figli che erano già partiti per andare a Siena, a raggiungere la moglie ed il piccolo di Antonio. Ma ho avuto modo di parlare con alcuni parenti e lo stato d’animo era di sbigottimento per una comunicazione che nessuno avrebbe mai voluto avere. Il papà – dice ancora il primo cittadino – era preoccupato per questa missione. E da quanto mi hanno detto i parenti, quando ha visto in televisione il mezzo saltato in aria, sembra che abbia detto qui c’è mio figlio». Cosa ci può dire del Tenente? «Antonio aveva le idee chiare – risponde Salera – e prima di partire per il militare ha lavorato anche al Comune per la raccolta dei Rifiuti solidi urbani. Appena poteva scappava a Tramutola a salutare i suoi. Lui ci credeva molto in questa missione, il suo obiettivo era di continuare. Come amministrazione – conclude – dichiareremo il lutto cittadino. Metteremo – aggiunge – in campo tutte le azioni necessarie per ricordare e commemorare il nostro concittadino che ha perso la vita per difendere gli alti valori della libertà e democrazia». E dopo aver parlato con il primo cittadino e l’assessore comunale, nonchè segretario del circolo di Rifondazione comunista, Vincenzo Petruccelli, ad esprimere il proprio cordoglio e anche a lanciare un messaggio alla politica in merito alle missioni in Afghanistan, «le giovani esistenze di questi militari uccisi – sottolinea Petruccelli – sono state stroncate da qualcosa di indescrivibile. Esprimo il mio più sentito cordoglio alle famiglie del tenente Antonio Fortunato a cui mi sento vicino. Questa strage – evidenzia l’assessore comunale – rafforza la posizione di Rifondazione sulla partecipazione dell’Italia alla guerra in Afghanistan. Si tratta di una scelta sbagliata e grave che comporta solo lutti, disperazione ed errori che allontanano ogni possibilità di pacificazione di quella Regione. Per questo noi di Rifondazione chiediamo al governo Berlusconi di adoperarsi immediatamente per il ritiro del nostro contingente e per l’apertura di un vero processo di pace. In Afghanistan – aggiunge il segretario del circolo – si combatte una vera guerra, fuori da ogni regola e principio del diritto internazionale. Bisogna smetterla e uscire dal pantano afghano una volta per tutte».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE