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La Procura della Repubblica di Crotone ha chiuso le indagini sullo smaltimento delle scorie tossiche prodotte dallo stabilimento ex Pertusola ed utilizzate per realizzare il conglomerato idraulico catalizzato, il materiale per i rilevati e sottofondi di opere pubbliche.
L’avviso di conclusione indagini, emesso dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, è stato notificato ai 47 indagati tra cui figurano Edo Ronchi, Ministro dell’Ambiente dal maggio del 1996 all’aprile del 2000; l’allora direttore generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini; l’ex presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale, l’ex sindaco ed attuale consigliere regionale della Calabria, Pasquale Senatore.
Sono anche indagati il legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud; quelli di tre imprese edili, due di Crotone e una di Parma, e tre funzionari dell’ex Presidio multizonale di prevenzione dell’ex Azienda sanitaria di Catanzaro.
Per i 47 indagati le ipotesi di accusa sono a vario titolo disastro ambientale, aver realizzato discariche abusive, avvelenamento di acque, turbativa d’asta e frode in pubblica fornitura.
L’inchiesta è durata nove anni. Nel settembre dell’anno scorso, quando è stata assegnata al sostituto procuratore di Crotone, Pierpaolo Bruni, si è avuta una forte accelerazione delle indagini che hanno portato a numerose perquisizioni e sequestri di aree e documenti.
Tra le aree sequestrate c’è anche il suolo ed il sottosuolo di tre scuole, di cui una diventata residenza per anziani, e la banchina di riva del porto commerciale.
Nelle indagini sono confluite anche le dichiarazioni di una decina di testimoni, la gran parte dei quali ex operai dello stabilimento Pertusola Sud di Crotone. Tra i testi c’è anche un ex operaio il quale ha raccontato che «agli inizi degli anni novanta, nello stabilimento della Pertusola, mangiavano con i colleghi su fogli di amianto usati come tavola».
Tra gli ex operai dello stabilimento di Crotone c’è chi ha assistito, invece, all’utilizzo del «conglomerato idraulico per realizzare il sottofondo sul quale poi venne poggiata la rete idrica dell’acquedotto di Crotone».

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