X
<
>

Share
3 minuti per la lettura

di ANTONIO CORRADO

Un autentico cimitero di amianto, con “mega tombe” sparse in più punti strategici dell’area metapontina, tutte poste sotto sequestro dai militari delle Fiamme gialle della Tenenza di Policoro.
Oltre 60mila metri quadri, tra capannoni industriali dimessi, edifici avviati e mai ultimati, oltre ad attività ancora in esercizio all’interno di strutture ricoperte dalla micidiale fibra, agglomerata in eternit.
L’attività a tappeto, avviata dalla Guardia di finanza già nelle scorse settimane, con il sequestro di capannoni in disuso nei pressi del bivio di Nova Siri sulla Ss 106 jonica, nasce da un’attenta e prolungata osservazione del territorio, dove da anni (l’amianto è stato dichiarato fuori legge nel 1992) sono presenti manufatti, divenuti nel tempo autentici ecomostri per l’alto potenziale tossico.
Infatti, basta una sola minuscola fibra respirata, a causare gravissimi problemi di salute: asbestosi, tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico e dei bronchi, nonchè carcinoma polmonare.
Questa volta, nel mirino delle Fiamme gialle policoresi, guidate dal giovane tenente Raffaele Napolitano, con un vero e proprio proprio blitz, sono finite quattro aree industriali nelle quali è stato fatto ampiamente uso di eternit. Policoro, Scanzano e Rotondella i Comuni interessati, dove erano presenti sotto gli occhi di tutti e a ridosso dei principali centri abitati, veri e propri mostri di amianto. Abbiamo seguito da lontano le operazioni, mentre i finanzieri mettevano in sicurezza con i classici nastri rossi e bianchi l’ex fornace di via Gaeta a Policoro; poi l’immobile, eterna incompiuta, situato a Scanzano, presso lo svincolo della Statale 598 Val D’Agri; e ancora i capannoni in disuso della ex Valplast e dell’Agrifela, entrambi di proprietà dell’imprenditore Ferrara.
Alla ex Valplast, oltre a trovare vere e proprie pile di eternit esposte liberamente alle intemperie, è stata allestita, probabilmente a insaputa del proprietario, una discarica a cielo aperto, dove si può notare facilmente una serie indefinita di cumuli di rifiuti della natura più disparata. L’area industriale Agrifela è a ridosso del Centro Enea in Rotondella, sotto il cavalcavia della Sinnica, oggi in piena attività, con gli operai che vi lavorano. Dalle indiscrezioni colte negli ambienti giudiziari, pare siano almeno sei le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Matera per reati ambientali.
Lo strumento operativo dei militari è stato Google Maps, il sistema satellitare di osservazione della Terra predisposto dal noto motore di ricerca. La messa in sicurezza degli immobili ha evidenziato, come spesso stabili abbandonati diventino rifugio di animali di ogni specie e, dato più triste, un vero e proprio accampamento per immigrati clandestini e senza tetto. All’interno dell’edificio sequestrato a Scanzano, ad esempio, abbiamo potuto verificare l’esistenza di un vero “quartiere per senza tetto”: tende di fortuna realizzate con i più disparati materiali; fornelli da campo realizzati con mattoni; giacigli improvvisati con vecchi materassi e cartoni. Tutto sotto un cielo di amianto e circondati da un’oasi di immondizia. L’azione repressiva delle forze dell’ordine è mirata alla salvaguardia della salute dei cittadini, che spesso è lasciata all’incuria di qualche irresponsabile, non si deve pensare solo all’incosciente disfarsi di lastre di eternit i bordi della strada, ma cosa ancora più grave ai tanti lavoratori impiegati in strutture, dove la copertura in amianto non è stata sottoposta ad apposita coibentazione, finalizzata a impedire il rilascio delle micidiali fibre.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE