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di ANNA MARTINO
LA riapertura dell’inceneritore di San Luca Branca, a Potenza, fa discutere. Dalle 10 di questa mattina, davanti alla struttura, un neocomitato manifesterà il proprio dissenso attraverso un presidio-conferenza stampa davanti ciò che i manifestanti, in una nota, hanno definito come «ecomostro». Un impianto obsoleto, costoso, inutile e soprattutto dannoso. Ecco cos’è l’eco mostro.
«Obsoleto – si legge nel comunicato – perché la progettazione e costruzione risale agli anni ’70. Costoso, poiché in tutti gli anni trascorsi dalla sua costruzione, il comune di Potenza si è sobbarcato di ingentissimi oneri di gestione dell’impianto senza che questo funzionasse. Inutile poiché, non essendo di fatto mai entrato in funzione, non si comprende perché ci si dovesse sobbarcare di tali spese. Dannoso, poiché un simile plesso non presenta neppure quelle minime caratteristiche di sicurezza per la salute dei cittadini che pure sono fortemente messe in dubbio da molti tecnici per
impianti ben più moderni».
La riapertura dell’inceneritore, inoltre, per i membri dell’intercomitato sarebbe la negazione da parte dell’amministrazione comunale degli obiettivi di raccolta differenziata che si era prefissata di raggiungere durante la campagna elettorale.
Per i lavori di adeguamento, infatti, il Comune ha preposto ben 500 mila euro per un progetto di «termovalorizzazione mediante produzione di Cdr (Combustibile da rifiuti), impostando così la raccolta differenziata verso la produzione di un pericoloso combustibile altrimenti evitabile con un più spinto orientamento alla differenziazione di materiali da recuperare».
La questione dell’inceneritore, secondo un ambientalista e esperto del settore, non riguarderebbe solo l’adeguamento dell’impianto, «che – dice – deve essere munito di sistemi di monitoraggio in autocontrollo» ma anche le centraline di rilevazione attorno al sito, che dovrebbero essere di tipo diverso.
Secondo una recentissima ricerca sul monitoraggio dell’aria in Basilicata, infatti, risulterebbe a Potenza una situazione alquanto caotica per il sistema di rilevazione. Delle undici centraline destinate a tale scopo, cinque rileverebbero i valori tramite metodo gravimetrico. Metodo che, però, sarebbe impreciso: effettuando le rilevazioni ogni tot giorni, registrerebbe una qualsiasi anomalia in ritardo e in altrettanto ritardo si riuscirebbe a porre rimedio. In particolare, non verrebbe adeguatamente monitorato il così detto Pm10: composto di polveri sottili che si disperdono nell’aria e sono legate ad attività dell’uomo come la combustione prodotta da inceneritori. Tra le centraline a usare ancora questo tipo di metodo, ci sarebbero proprio quelle di San Luca Branca. Si capisce, a questo punto, come un intervento su di esse sia davvero indispensabile. Ancor prima che venisse resa pubblica la decisione di riaprire l’inceneritore, l’amministrazione comunale era stata avvisata dal suddetto ambientalista circa le incongruenze del sistema di monitoraggio dell’aria.
Il Difensore civico Michele Messina si era impegnato perchè fosse convocato un incontro con gli organi preposti. In attesa, con il risveglio dell’ecomostro, la situazione si aggrava.

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