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di PIERO QUARTO
«VOGLIO competere alla corsa per fare il sindaco di Matera, l’esperienza fatta me lo consente e mi permette di dare un contributo nella mia città. Da materano che è nato nei Sassi».
Angelo Cotugno lancia dalle colonne del “Quotidiano” la sua candidatura, la sua disponibilità a scendere in campo già comunicata personalmente al segretario regionale Speranza ed a quello provinciale Anna Ferrara.
Se ci saranno le primarie Cotugno sarà certamente in campo, altrimenti la sua candidatura sul tavolo dei partiti sarà lì ad indicare una strada ben precisa.
«Io sarò in corsa per queste primarie perchè la città deve mobilitare una nuova classe dirigente, la città deve rianimarsi, fare squadra e fare rete coinvolgendo tutti coloro che vogliono dare il proprio contributo. E’ il momento che la politica si riappropri del proprio ruolo e che ci sia un sindaco che abbia una marcata connotazione politica».
Cotugno, lei è stato per otto anni segretario provinciale della Cgil, ha una grande esperienza, che momento vive la città di Matera?
«Una condizione certamente non buona sia sul piano economico sia per le possibili ripercussioni su quello sociale. C’è una forte crisi, si sono persi i riferimenti produttivi, non siamo stati in grado di dare indirizzo ed idee di città e di territorio. Matera ha bisogno di aprirsi ad altre regioni ed a relazioni internazionali per puntare su elementi come l’innovazione e la ricerca, su capacità locali di piccole imprese che possono dare molto. Abbiamo buone capacità».
Abbiamo anche una politica all’altezza della situazione?
«La classe politica da sola non basta. Ci vuole anche una classe dirigente più ampia, aperta a imprese, commercio, associazioni. In questi anni non si è stati all’altezza della sfida, c’è stato un quadro politico frammentato. Il centrosinistra ha perso le ultime Comunali per le decisioni interne al Pd consegnando la città ad una coalizione improbabile che ci ha lasciato in ritardo di due anni».
Ora il Pd cosa deve fare?
«Ha il dovere di partire, di assumersi le proprie responsabilità, di trovare la forza per stringere un rapporto più forte, per la città, con gli altri partiti del centrosinistra».
E le civiche, che ruolo avranno? Sono davvero un pericolo di ingovernabilità?
«C’è un’area ampia che non si riconosce nei partiti, che è fuori dai partiti, che è costituita da una rete di associazioni in grado di dare un contributo. L’elettore-cittadino non può fidarsi a scatola chiusa dei partiti, oggi esiste un numero forte, in percentuale, di elettori che non ha avuto fiducia nei partiti. E’ per questo che dobbiamo fare i conti con le liste civiche che hanno un’ampia platea. E’ chiaro però che bisogna chiarire alcuni punti nel creare dei rapporti: due sono quelli essenziali cioè 4-5 punti programmatici qualificanti ed essenziali ed un vero e proprio vincolo di mandato a cui anche le civiche dovranno attenersi».
Abbiamo spiegato cosa fare e con chi ma come si arriva alla scelta del candidato. Lei è favorevole alle primarie e c’è il tempo e la voglia di farle?
«Da oggi al 28 febbraio, termine ultimo per la presentazione delle liste, abbiamo due mesi e mezzo per assumere ladecisione di fare le primarie e ritengo che sarebbe una decisione opportuna. Si permetterebbe a più soggetti di candidarsi e far scegliere agli elettori chi deve rappresentarli nella competizione elettorale. Si è fatto per il segretario regionale del Pd, si può fare anche per il candidato sindaco».
Ma quanti dovranno essere i candidati eventuali del Pd alle primarie? Uno solo o più di uno?
«Io penso a delle primarie di coalizione in cui ognuno esprima dei candidati, penso anche che il Pd può esprimere più di un candidato. Certo sarebbe bello se ci fosse la sintesi su un solo candidato».
Mettiamo il caso che ci siano le primarie, Angelo Cotugno cosa farà? Sarà in corsa?
«Sì, io correrò per le primarie perchè la città ha bisogno di mobilitare una nuova classe dirigente. La città deve rianimarsi e guardare oltre il recinto di quartiere, fare squadra, fare rete, coinvolgere tutti coloro che vogliono dare un contributo».
Perchè vuole correre per fare il sindaco?
«Perchè ritengo di avere maturato l’esperienza necessaria per fare il sindaco, avendo instaurato rapporti con imprese, lavoratori, pensionati. Oggi posso dare un contributo alla mia città, da materano nato nei Sassi».
Poniamo il caso però che non si voglia arrivare alle primarie cosa succede? Lei rimane candidato?
«Io ho dato la mia disponibilità a candidarmi al segretario regionale e a quello provinciale. Ritengo che la politica debba riappropriarsi del suo ruolo e soprattutto che si debba evitare il gioco dei veti incrociati. Il sindaco deve avere una marcata connotazione politica, mentre proprio i veti incrociati rischiano di tirar fuori il solito nome della società civile attraverso una mediazione di basso profilo».

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