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Sette persone sono state arrestate dai carabinieri a Cosenza ed in altri centri limitrofi, due delle quali erano già in carcere con l’accusa di omicidio, nell’ambito di un’operazione antidroga coordinata dalla Procura della Repubblica.
Gli arresti sono stati eseguiti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Cosenza su richiesta della procura della Repubblica. Cinque delle persone coinvolte nell’operazione sono state portate in carcere, mentre due sono state poste agli arresti domiciliari. Le due persone già detenute sono accusate dell’omicidio di Fabrizio Greco, il giovane cui venne dato fuoco il 28 marzo del 2009 a Cosenza e che morì a causa delle gravi ustioni riportate. Omicidio maturato negli ambienti dello spaccio della droga nel Cosentino. Gli arresti sono stati eseguiti, oltre che a Cosenza, ad Acri, Bisignano e Rende. Indagini anche a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Nell’ambito della stessa inchiesta sono stati notificati cinque avvisi di garanzia ad altrettante persone coinvolte nell’indagine e sono state effettuate 11 perquisizioni domiciliari.
GLI ARRESTATI
Le 5 persone arrestate sono: Pasquale Gaccione, di 21 anni, di Acri, già detenuto; Camillo Antonio De Maddis (20), anch’egli già detenuto; Antonio Feraco (44), già agli arresti domiciliari; Francesca Molinari (52), domiciliata nella comunità di recupero per tossicodipendenti «Fandango» di Lamezia Terme, e Agostino Ritacco (30). Agli arresti domiciliari sono stati posti Angelo Capalbo (37) e Gaetano Spezzano (24), entrambi di Acri.
L’OPERAZIONE
L’operazione, denominata «Paco», dal soprannome del principale indagato è stata condotta da oltre 70 Carabinieri con l’ausilio di unità antidroga del Gruppo Operativo «Calabria» di Vibo Valentia. L’attività investigativa ha avuto inizio il 18 dicembre del 2008, quando i militari della Stazione di Acri hanno arrestato Antonio e Pasquale Gaccione, padre e figlio, in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di 312 grammi di marijuana.
Si è dato inizio ad una serie di intercettazioni, telefoniche ed ambientali, che hanno permesso di documentare ben 52 episodi di spaccio e di scoprire come la droga venisse acquistata a Cosenza, per poi essere rivenduta ad Acri nei pressi di un noto bar. Pasquale Gaccione, secondo quanto riferito in conferenza stampa, si avvaleva della collaborazione di Angelo Capalbo, il quale, oltre che assuntore e quindi acquirente di stupefacente, lo coadiuvava nello smercio. Così come anche Gaetano Spezzano, poi entrato in concorrenza con gli ex soci. Anche la Molinari e Feraco si sarebbero occupati dello smercio. Gaccione aveva una serie di problemi di carattere economico in quanto molto spesso gli assuntori non gli pagavano la sostanza stupefacente.
Tra questi c’era anche De Maddis, che aveva un debito di circa 2000 euro. Così, per saldarlo, divenne lui stesso spacciatore. Un’altra persona, non indagata, non riuscendo a saldare i suoi debiti, è perfino scappata in Germania. L’attività illecita del gruppo è stata però interrotta dall’arresto di Pasquale Gaccione e Camillo Antonio De Maddis per l’omicidio di Fabrizio Greco, il ragazzo arso vivo nella notte del 28 marzo 2009, a seguito di una lite. Omicidio che però non è da collegare al traffico di stupefacenti, anche se Greco era un cliente dei suoi assassini.
Il fatto di sangue ha modificato gli equilibri del gruppo. Il traffico passò in mano a Feraco, appena finiti i suoi arresti domiciliari, che si riforniva dal cosentino Ritacco.

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