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di SALVATORE SANTORO
POTENZA – I primi fuochi d’artificio. Magdi Cristiano Allam contro il Secolo d’Italia e Fini. Mentre Digilio sbotta alla fine di un convegno a Scanzano: «Se pensa che gli alleati debbano pure portargli il caffè la mattina basta che ce lo dica». Insomma sale la temperatura nel Pdl e tra i due maggiori contendenti alla candidatura di governatore per il centrodestra. Non poteva essere diversamente.
Ha aperto l’europarlamentare. «Sono indignato, il titolo è un’indecenza». Questa la reazione di Magdi Allam all’editoriale del Secolo d’Italia. Articolo in cui l’ipotesi di una candidatura dello stesso Allam a governatore della Basilicata per il Pdl veniva fatta a pezzi. L’europarlamentare di origini egiziane ha affidato il proprio pensiero al Corriere della Sera. Quotidiano nazionale di cui è stato vicedirettore. Ma Magdi Allam più che sulle questioni politiche si dice offeso dall’attacco portatogli dal Secolo d’Italia per ragioni legate a pregiudizi razzisti. Infatti al giornalista Emanuele Buzzi dichiara: «Il titolo è un’indecenza, è razzista». Il titolo incriminato è: “Ci mancava soltanto l’egiziano”. E quindi passa ad attaccare Gianfranco Fini che è notoriamente vicino alla direzione del Secolo: «Fini si dovrebbe vergognare di quanto scritto dal Secolo». Nessuna replica invece, alle perplessità che il Secolo e quindi i vertici degli ex di An gli hanno mosso dal punto di vista politico.
Ma Magdi Allam, al Corsera anticipa anche quelle che saranno (se sarà ufficializzata la candidatura) le alleanze a livello regionale extra Pdl: La Grande Lucania di Manfredelli e i Dec di Roberto Falotico. E spiega pure che non c’è «nessuno strappo» con l’Udc ma solo «differenze di vedute sul piano politico».
E qui già si aprono crepe: Giuseppe Labriola da sempre vicino a Nicola Buccico avverte: «Mai con la Grande lucania». E dai Dec di Falotico fanno sapere di non aver chiuso nessuna alleanza. Tanto più fanno sapere dai Dec che è previsto un incontro nei prossimi giorni con Rutelli a Roma per capire le strategie: insomma le priorità sono altre in questo momento per Falotico e compagnia.
Ma la strategia scelta da Magdi Allam è evidente che sia di attacco. Pensando già alla campagna elettorale in Basilicata affonda contro uno dei cavalli di battaglia del Pd lucano. Contro quell’Europa tanto cara ai democratici di Basilicata e a Gianni Pittella che dalla piccola Lauria ha scalato i vertici del Parlamento europeo fino ad accomodarsi sulla poltrona di vicepresidente. Uno “sgarbo” da piena campagna elettorale. E sposta la palla dal proprio campo a quello dell’avversario.
E poi c’è già l’anticipo di programma elettorale: «Bisogna creare una possibilità di riscatto per la Basilicata, è una terra straordinariamente bella e ricca, ma la sua popolazione è tra le più povere d’Italia». Cosi Magdi Cristiano Allam al Corriere della Sera spiega anche la ricetta salva Lucania: «Il turismo può essere la locomotiva della regione. Bisogna investire sulla famiglia e sulla piccola impresa». Il possibile candidato governatore lucano chiude con la promessa: «Se vinco lascio Strasburgo e mi trasferisco a vivere in Basilicata». Intanto ieri, per chiudere sulle novità che riguardano il giornalista di origini egiziane, è stata ufficializzata da Strasburgo l’uscita dal gruppo parlamentare dell’Udc.
Il più infastidito dalla vicenda delle “annunciate” alleanze sembra essere il senatore lucano e coordinatore vicario del Pdl di Basilicata, Egidio Digilio che ieri ha partecipato a un incontro con altri big del partito nella sala comunale di Scanzano. E fuori dalle relazioni di facciata, i ragionamenti erano tutti sulle prossime 48 ore e le decisioni sulla candidatura. Sarà Allam? Sarà Digilio? Molto dipende da Berlusconi in persona. Non c’è dubbio.
Politicamente però Magdi Allam parlando già di alleanze chiuse senza che in Basilicata ne sappiano nulla ha urtato più di qualcuno. Tanto che Digilio abbandonando il ruolo di paciere avverte: «Le coalizioni devono essere ragionate all’interno della classe dirigente locale e insieme agli alleati e al maggior partito di riferimento. Le alleanze vanno condivise con tutti all’interno di assemblee di programmi. Altrimenti il ruolo degli alleati diventa solo quello di camerieri del candidato presidente».

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