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di Fabio Amendolara

POTENZA – Non ha mai voluto spiegare cosa l’abbia spinto a lasciare la polizia. Su di lui, nel corso degli anni, se ne sono dette tante. Anche che avrebbe dovuto perquisire di sua iniziativa, ovvero senza aspettare il mandato della procura, la casa Restivo per farsi dare gli abiti che indossava Danilo quella domenica di settembre del 1993. E i sospetti sono cresciuti quando si è scoperto che aveva vinto un concorso all’ospedale San Carlo di Potenza sotto la direzione di Michele Cannizzaro, il marito di Felicia Genovese, magistrato che per primo aveva seguito l’indagine sulla scomparsa di Elisa Claps. Ma Luigi Grimaldi, ex capo della Squadra mobile di Potenza, l’aveva detto già nel 1994. Anzi l’aveva messo nero su bianco, in un’informativa che sembra scritta oggi, dopo 17 anni e dopo il ritrovamento dei resti nel sottotetto della chiesa della Trinità. «Si tratta di omicidio – si legge nel documento giudiziario – con molta probabilità a sfondo sessuale». E oggi lo conferma l’ispezione cadaverica: reggiseno e pantalone di Elisa erano sbottonati.
Poi aggiunge: «Quel giorno Elisa è stata probabilmente al centro di un piano che altre persone avevano programmato e di cui lei era ignara. Attrice inconsapevole di una rappresentazione che aveva quale motivo dominante l’interesse sessuale».
Ed è ancora più convinto quando sostiene: «Con elevato grado di attendibilità Elisa è stata oggetto di un’azione violenta commessa in un luogo diverso da via Pretoria».
Ma da chi? Grimaldi sembra avere un’idea anche su chi abbia commesso il delitto. «Si tratta di qualcuno che aveva un interessamento certamente non genuino, ma viziato da morbose attenzioni». Poi analizza le dichiarazioni di Danilo Restivo. E scrive: «Danilo ha mentito scientemente, con la lucidità di colui che sa di dover nascondere responsabilità altrui in ordine al reato di omicidio e occultamento di cadavere». La prima contraddizione nelle dichiarazioni di Restivo riguarda il motivo dell’appuntamento con Elisa. Danilo più volte dichiara che voleva semplicemente farle gli auguri per la promozione e che voleva un consiglio su come comportarsi con un’amica di Elisa. Elisana De Cillis e Angelica Abbruzzese, invece, sostengono che Elisa avesse riferito loro di un regalo che Danilo voleva farle. Danilo però nel suo interrogatorio non parla del regalo. Perché?
E poi ci sono quelle contraddizioni sul luogo dell’appuntamento. Danilo sostiene che è avvenuto «davanti al portone di entrata della chiesa sul lato rispetto al portone centrale che dà su via Pretoria». Poi aggiunge che con Elisa è entrato in chiesa, l’ha attraversata tutta e si è fermato dietro l’altare. Ma come è possibile che nessuna delle persone presenti li abbia visti? La risposta di Grimaldi è semplice: «Pur avendo Danilo visto Elisa davanti alla chiesa l’ha poi condotta in un altro luogo appartato». Quel «luogo appartato» oggi suona come «sottotetto». Ma nessuno, all’epoca, ci ha pensato.

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