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«Oggi qui ha vinto lo Stato ma anche la popolazione di Sant’Onofrio. Si tratta certo di una piccola cosa ma significativa e importante». Così il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella a conclusione della celebrazione dell’’Affruntata» di Sant’Onofrio, il rito religioso rinviato domenica scorsa a causa di un episodio di intimidazione. «La compattezza che si è registrata – ha aggiunto il prefetto che da subito si è battuta perchè la celebrazione si tenesse – è esemplare e induce a ben sperare per il futuro».
Al grido di viva il vescovo in bagno di folla, a Sant’Onofrio, nel comune alle porte di Vibo Valentia, stamattina intorno alle 10 si è tenuta l’Affruntata, la sacra rappresentazione dell’incontro tra la Madonna ed il Cristo Risorto, mediato da San Giovanni, che si sarebbe dovuta tenere giorno di Pasqua ma che era stata sospesa a causa di infiltrazioni mafiose e un avvertimento al priore della congrega del santissimo Rosario. Le statue sono state portate a spalla dai confratelli della congrega e da alcuni giovani delle varie associazioni, senza quindi la partecipazione dei picciotti e degli «uomini d’onore» del paese che negli anni passati appaltavano e monopolizzavano l’affruntata. A togliere il velo alla madonna, la cosiddetta «svelatura», è stato lo stesso priore Michele Virdò. Un’operazione ben riuscita, segno di buoni auspici come vuole la tradizione popolare. Alla manifestazione erano presenti autorità istituzionali, politiche e giudiziarie ad incominciare dal prefetto Luisa Latella, il neo presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, il presidente della Provincia Francesco De Nisi, il vice presidente della commissione antimafia Mario Tassone, gli onorevoli Angela Napoli, Doris Lo Moro, Maria Grazia Laganà, il procuratore generale della DDA di Catanzaro Vincenzo Lombardo, il procuratore capo di Vibo Mario Spagnuolo, senza contare i vertici delle forze dell’Ordine che hanno predisposto un imponente servizio di prevenzione e sorveglianza. Presente anche una delegazione della segreteria nazionale del Coisp guidata dal segretario Franco Maccari. Si è chiuso così il “caso Sant’Onofrio” una vicenda salita agli onori della cronaca nazionale e che ha visto il trionfo del popolo sulla «ndrangheta che oltre ad aver messo le mani sugli enti, il comune di Sant’Onofrio è sciolto per mafia, si era infiltrata nei gangli della Chiesa, se un vescovo coraggioso come monsignor Renzo non fosse stato attento. A volere che l’Affruntata si tenesse oggi sono stati da un lato il vescovo monsignor Luigi Renzo e dall’altra il prefetto Luisa Latella. Alla fine tutto si è svolto senza problemi. «Era necessario ed opportuno un segnale di lotta alla mafia anche attraverso la negazione alle cosche del prestigio di portare i santi sulle spalle – dice l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani docente presso la Sapienza di Roma, presidente dell’associazione nazionale antropologi. C’è però da aggiungere – continua – che una simile iniziativa non deve restare isolata, ma deve continuare per tutto il resto dell’anno e deve valere per tutte le manifestazioni religiose e non. La partecipazione contemporanea alla vita religiosa e alla comunità della ‘ndrangheta o mafia che sia, è diametralmente opposta e inaccettabile. I mafiosi del resto si sa – aggiunge lo studioso fra l’altro già componente della commissione parlamentare Antimafia – non sono dei marziani, nel bene e nel male fanno parte di questa nostra società e quindi partecipano a tutte le iniziative. Un fenomeno da condannare».

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