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I rappresentanti di un gruppo di lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità della Locride si sono riuniti per costituire il “Comitato per la Difesa dei diritti dei LSU/LPU”. «L’esigenza di creare questo Comitato – è scritto in una nota indirizzata al presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti – è nata dopo troppi anni di beffe ed umiliazioni, ed è costituito da lavoratori stanchi di subire i commenti ed il disprezzo di chi li considera una classe di lavoratori «assistiti» senza alcun merito. Dopo tanto tempo trascorso «inutilmente» (ma sempre ligi al dovere) ad aspettare che i nostri diritti venissero riconosciuti, così come previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, abbiamo deciso – spiega il comitato – che nessuno meglio di noi potesse rappresentarci davanti alle Istituzioni che devono tutelare chi ha scelto di guadagnarsi onestamente il necessario per soddisfare i propri bisogni e quelli delle proprie famiglie.
È trascorso ormai (inesorabilmente) quasi un decennio, da quando, per la prima volta, ci accingemmo a varcare la soglia dei vari enti utilizzatori con animo speranzoso. La terminologia utilizzata per identificarci non ci era chiara e non lo è tuttora, lavoratori di pubblica utilità e socialmente utili, quanto pubblici e socialmente utili siamo stati, gradiremmo fosse affermato proprio da chi beneficia in primis del nostro operato. Le iniziali finalità dei progetti non sono state quasi mai realizzate, anzi, il trascorrere degli anni, ha permesso di modificarle a secondo delle esigenze che via via si presentavano. Oggi, a distanza di tanti, troppi anni, ci ritroviamo spalla a spalla con i lavoratori dipendenti (quelli veri), a svolgere gli stessi compiti e mansioni, senza vederci riconosciuto, però, alcun diritto degli stessi.
Purtroppo, l’animo speranzoso dei primi mesi, si è trasformato in muta rassegnazione, sia per i più giovani che avrebbero potuto ambire ad altre occupazioni, sicuramente più consone agli studi fatti, sia per i meno giovani che vedevano in questi progetti la possibilità di garantirsi gli ultimi anni di retribuzione contributiva al fine di poter godere di un decoroso trattamento pensionistico. La scelta di rimanere all’interno di questa situazione, così tanto ambigua e deleteria, – si leghge – è scaturita dalla comprensione di quanto sia difficile decidere del nostro futuro quando la poca trasparenza degli atti che ci hanno riguardato, in tutti questi anni, ha regnato impavida ed il mercato del lavoro, in questa nostra terra, non garantisce certo una concreta via d’uscita e di realizzazione».
Nella missiva inviata a Scopelliti è scritto ancora: «La legalità passa esclusivamente attraverso il lavoro» e si chiede di «arrivare al più presto ad una legge organica che permetta la stabilizzazione lavorativa di tutti i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità della Calabria». «Quando il lavoro esiste ed è garantito nella sua completezza – è scritto, tra l’altro, nella lettera – il male ha più difficoltà ad attecchire. Non è un caso che la nostra regione sia quella con il più alto tasso di disoccupazione non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa (42%) e di conseguenza quella con il più alto tasso di criminalità. Non è possibile che lo Stato sia presente nella Locride in occasione di parate come quella che è avvenuta in occasione dell’anniversario dell’uccisione dell’on. Fortugno o successivamente alla strage di Duisburg per affermare la propria lotta contro l’illegalità quando è proprio lo Stato a garantire nella locride e in tutta la Calabria lavoro in nero legalizzato. È assurdo che il Governo voglia combattere (giustamente) in maniera dura e repressiva il lavoro nero messo in atto dai i privati e poi è proprio lo Stato a garantire in Calabria il lavoro nero nelle pubbliche amministrazioni. Anche questa può essere definita mafia».
«Deve esserci – prosegue la lettera – una volontà politica a fare qualcosa. Lo sviluppo della Calabria deve avvenire attraverso lo sviluppo della legalità che avviene attraverso lo sviluppo del lavoro che deve essere garantito dallo Stato con un’zione forte». «Quello che, in conclusione – termina la missiva – ci si aspetta da te, caro Peppe, è che finalmente parta questa azione forte a favore dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità della Calabria. Un’azione forte che faccia intervenire con la massima sollecitudine il Governo nazionale per una pronta risoluzione di questi gravi problemi».

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