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All’alba di oggi i carabinieri del Nucleo Investigativo ed i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno posto i sigilli ad un rilevante patrimonio, stimato in oltre cinque milioni di euro e composto principalmente da beni immobili, anche di lusso ed aziende, riconducibile ai principali esponenti della cosca “Cicero” attiva nel capoluogo e nell’hinterland cosentino attraverso l’allarmante perpetrazione di delitti contro il patrimonio. Già con l’operazione denominata “Anaconda” i militari avevano decapitato la cosca mafiosa eseguendo 35 provvedimenti restrittivi.
Proprio da qui è partita un’indagine che ha permesso di ricostruire minuziosamente le dinamiche del consistente patrimonio accumulato illecitamente dal sodalizio criminoso anche mediante interposizioni fittizie di soggetti “prestanome”.
I provvedimenti di sequestro emessi dal Tribunale di Cosenza che ha accolto la proposta della magistratura inquirente hanno riguardato tre imprese commerciali, di cui una preposta all’organizzazione ed alla realizzazione di spettacoli ed eventi mondani, tra le quali spicca il provvedimento su una delle principali discoteche della città bruzia, la “Corte dei Miracoli” – poi ridenominata “Le Club”. Sequestrate inoltre altre due società, una per la vendita di abbigliamento e l’altra di materiale edile. Quest’ultima fa capo a Osvaldo Cicero, figlio del boss Domenico.
Gli altri beni sequestrati sono: un appartamento e 4 ville di lusso; 10 automobili alcune dei quali di grossa cilindrata e 2 motoveicoli; diversi conti correnti sui quali, secondo gli investigatori, confluivano i proventi dell’usura e delle estorsioni. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dai giudici del Tribunale di Cosenza che hanno accolto la richiesta avanzata dal Procuratore della Dda di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, dal Procuratore aggiunto, Giuseppe Borrelli, e dal Sostituto Raffaella Sforza. I finanzieri ed i carabinieri hanno ricostruito il patrimonio riconducibile a Domenico Cicero, di 53 anni, e ad alcuni affiliati dell’omonima cosca, attraverso una serie di accertamenti patrimoniali. Il ruolo di contabile, secondo quanto si è appreso, era svolto contestualmente da Riccardo Greco, di 52 anni, e Lorenzo Lucchetta, di 56 anni, ai quali rispettivamente sono state sequestrate anche 3 ville di lusso a Cerisano (Cosenza).
I finanzieri ed i carabinieri, sono riusciti a ricostruire, in capo a Domenico Cicero (in foto), ed ai suoi affiliati (tutti in carcere) il patrimonio detenuto anche attraverso soggetti prestanome ed il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle espresse effettive capacità economico – reddituali.
All’indiscusso ruolo di boss, rivestito da Domenico Cicero, riconosciuto anche dalle cosche avverse come capo dell’organizzazione che prende origine da quella storica denominata “Perna-Pranno” ed operante a Cosenza negli anni ’90, fa seguito quello prestato dal figlio Osvaldo, e dal fratello Francesco, che hanno sostituito il boss dopo il suo arresto avvenuto nell’ottobre del 2006 per l’operazione “Missing” ed avrebbero investito il denaro provento delle innumerevoli azioni delittuose, in attività apparentemente lecite ed afferenti il settore del commercio e dell’edilizia.
Tra esse è stata individuata anche la gestione occulta di una delle più frequentate discoteche della città formalmente condotta da un architetto cosentino al quale è stata sottoposta a misura cautelare, la società di cui è amministratore delegato.
Agli affiliati dediti, invece, all’esecuzione delle attività estorsive ed usurarie, con particolare riferimento alla raccolta del denaro dalle mani delle persone vessate ed alla realizzazione degli atti intimidatori sono stati sequestrati numerosi veicoli ed una villa di lusso costruita nel territorio di Mendicino (CS).

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