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Padre e figlio, commentano l’atto intimidatorio subito domenica sera, quando anonimi hanno lasciato davanti all’azienda di famiglia, la “Pagliuso Grandi Impianti” su via Bendicenti, una bombola di gas collegata a un congegno esplosivo e sulla quale sono stati attaccati due fogli di carta A4, con su scritti, a stampatello, minacce di morte per lui e la sua famiglia e l’ex presidente del Cosenza precisa di non aver avuto alcuna minaccia negli ultimi tempi: «Non so dire se in tutta questa vicenda – aggiunge – centri il Cosenza calcio…». Non ha invece dubbi il figlio Luca, attuale general manager del Cosenza, società della quale detiene il 43.5% delle azioni, che proprio ieri mattina si è recato dai carabinieri per presentare una denuncia contro ignoti: «Da quando mi sono riavvicinato all’attività calcistica – ha dichiarato – mi sono giunti strani segnali, che domenica si sono concretizzati con il ritrovamento di quella bombola e di quei messaggi. Rispedisco al mittente la minaccia e a chi ha agito in quella maniera dico che non abbiamo paura di nessuno. Abbiamo lasciato un conto in sospeso con la città e ora dobbiamo saldarlo: vogliamo portare il Cosenza in serie B e questo impegno vogliamo rispettarlo. Caratterialmente sono un testardo e a chi pensa di avermi messo paura dico che ha scelto la strada sbagliata».
Sulla bombola da 10 kg era stato posizionato una sorta di congegno esplosivo, collegato a una batteria, con tanto di led. E’ stata proprio la luce emessa a intermittenza da quest’ultimo a insospettire una donna, che, intorno alle 21.30 di domenica, si trovava a passare su via Bendicenti con la propria automobile. Si è avvicinata e ha visto la bombola di gas posizionata proprio davanti al cancello dell’azienda dei Pagliuso. Da qui la chiamata ai carabinieri del Norm, giunti sul posto insieme al reparto artificieri, agli ordini del tenente Cristina Spina e del maresciallo Domenico Lio. Alla fine gli esperti dell’Arma hanno accertato che la bombola, vuota, era innocua e che il congegno era stato costruito ad arte giusto per mettere paura. Inequivocabile è stato però il contenuto dei due messaggi intimidatori, sui quali sta lavorando la Procura di Cosenza, che, tramite il pm Antonio Bruno Tridico, ha aperto un fascicolo sull’accaduto. Oggi previsti alcuni interrogatori. Pagliuso padre e figlio sono stati sentiti domenica sera stessa presso il comando provinciale.

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