X
<
>

Share
2 minuti per la lettura

«La Commissione Antimafia regionale consegnerà a tutti i sindaci della Calabria una targa recante la dicitura «Qui la ‘ndrangheta non entra – I comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma». Questa targa dovrà essere affissa al lato del portone di ingresso di ogni sede municipale». Lo ha annunciato il presidente della Commissione, Salvatore Magarò intervenendo alla manifestazione «Semi di legalità» svoltasi questa mattina a Mesoraca, nel Crotone «Stiamo lavorando su più fronti – ha spiegato il consigliere regionale – Sotto il profilo legislativo la Commissine Antimafia è impegnata per istituire in Calabria l’Agenzia dei beni confiscati, ma anche per adottare, in sinergia con il consiglio regionale della Lombardia, una serie di misure di contrasto alla criminalità organizzata, tra le quali l’introduzione del conto corrente unico per gli appalti. Siamo al fianco delle cooperative sociali ed in procinto di aprire la Bottega della Legalità presso Palazzo Campanella, dove saranno messi in vendita i prodotti delle terre sottratte alla criminalità organizzata. Ma siamo convinti che anche gli atti simbolici siano necessari per riaffermare la presenza dello Stato sul territorio, per lanciare un segnale forte alla società e ribadire da quale parte stanno le istituzioni: dalla parte dei calabresi onesti e laboriosi, di coloro che rispettano le regole e che non vengono mai meno alla propria dignità e alla propria integrità. L’iniziativa di dotare i comuni calabresi di questa targa va proprio in questa direzione, anche con l’obiettivo di ricostruire quel sentimento di fiducia nelle istituzioni andato da tempo smarrito tra i cittadini». Sulla manifestazione di Mesoraca, Magarò ha aggiunto: «Sono lieto della presenza di un così nutrito gruppo di studenti. Nell’azione di contrasto alle ‘ndrine il ruolo della scuola è determinante perchè essa, promuovendo la crescita culturale dei nostri giovani, può dare nel medio termine un contributo decisivo per sconfiggere la mafia, per strapparle il terreno sotto i piedi, per sottrarle il sangue di cui si nutre. Un grande uomo come Antonino Caponnetto ebbe a dire che «La mafia teme di più la scuola che la giustizia». E questo messaggio deve essere la nostra stella polare, la nostra bussola per determinare, nella nostra martoriata regione, l’apertura di una pagina nuova».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE