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SULLA sua scrivania domina un faldone assai corposo. Sono gli sms (quasi 300) e le mail inviate da Yuri a Ilaria nei mesi successivi alla fine della loro storia d’amore. Alcuni carichi di sentimento, altri duri. «E’ la fenomenologia tipica dello stalking», spiega Cristiana Coviello, l’avvocato che ha preso a cuore la vicenda di Ilaria.
«La vicenda è rimasta solo sul piano sportivo e non su quello penale – spiega – perché la ragazza nel periodo delle molestie era ancora minorenne e per sporgere denuncia avrebbe dovuto interessare i genitori. Alla Corte, nello spiegare questa circostanza, ho parlato di “pudore adolescenziale”. Certo nello scorso campionato Ilaria ha giocato nella Livi, ma ha avuto problemi di salute e di rendimento scolastico aderenti ai canoni dello “stato d’ansia” che il codice penale identifica tra gli indicatori dello stalking». L’avvocato Coviello ha provato anche a smontare la tesi della Fipav sulla non congruenza dei tempi tra la consumazione dello stalking e la presentazione, posticipata di un anno, del ricorso. «La condotta di stalking a mio parere non si è mai interrotta, nasce dalla storia tra i due ragazzi ma, per come è strutturata la Livi, finisce per coinvolgere continuativamente anche la famiglia di lui. La condotta della società è la prosecuzione di quella di Yuri. Ilaria va ancora a scuola e non vive la pallavolo come un mestiere, non è stata mai retribuita. Non si tratta di una campionessa, l’anno prossimo potrebbe andare fuori sede all’università e addirittura lasciare questo sport. Nel contesto della Livi, evidentemente, non può più starci. La richiesta di 20mila euro per lasciarla libera è persecutoria, un atteggiamento finalizzato a fargliela pagare”.
p.s.

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