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«Il bilancio approvato nei giorni scorsi, a notte fonda, dalla maggioranza di centrodestra che governa la Regione Calabria con il contributo attivo di alcuni transfughi, è un bilancio asfittico che puzza di inciucio, distante anni-luce dai bisogni e dai problemi che affliggono la Calabria e i calabresi ed è in netta antitesi rispetto a ciò che sarebbe necessario per affrontare i problemi della Calabria e per imboccare la strada di un reale cambiamento». Queste le perole del coordinatore provinciale del Pd di Cosenza, Bruno Villella, che ha parlato ad un gruppo di amministratori locali di Cosenza e provincia: «Non a caso – ha aggiunto Villella – in un manifesto che affiggeremo nelle prossime ore in tutta la provincia di Cosenza abbiamo definito il documento finanziario regionale «il bilancio della vergogna».
Esso, infatti, non contiene nessuna idea di Calabria, nessun progetto che possa risolvere i gravi problemi infrastrutturali e occupazionali e garantire l’erogazione di servizi essenziali in settori importanti come la sanità, l’istruzione, i trasporti, la salvaguardia ambientale e la difesa del suolo. È un bilancio che cancella gli Ato provinciali che vengono assorbiti in un unico Ambito regionale e mette pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini calabresi aumentando la pressione fiscale attraverso l’introduzione di una nuova tassa (l’Irba) che fa lievitare il prezzo della benzina per autotrazione e incrementando l’addizionale IRPEF e l’IRAP. Ma c’è ancora molto, ma molto di più. Questa maggioranza di centrodestra, coadiuvata palesemente da alcuni trasfughi, che fa tutto di fretta per rivendicare record che non ha, che approva all’alba un documento così importante prendendo per sfinimento i consiglieri regionali, che sfugge ad ogni dialogo e ad ogni confronto, con la complicità delle tenebre ha approvato un articolo di legge truffa proposto dai consiglieri regionali del gruppo misto Nicola Adamo e Peppe Bova che modifica radicalmente la legge elettorale e introduce il principio di cumulabilità degli incarichi, rendendo compatibile la carica di assessore o di consigliere regionale con quella di sindaco o di presidente di Provincia.
L’emendamento approvato è un vulnus alla democrazia, un vero e proprio esempio di malcostume politico che introduce un principio che va contro ogni legge, che rende possibile i doppi e i tripli incarichi e che, oltre a rappresentare uno schiaffo ai frequenti richiami che vengono contro gli sperperi è anche un palese ostacolo alla partecipazione, al rinnovamento, all’ingresso di forze nuove in politica, alla creazione di una nuova classe dirigente».
«Un provvedimento che, come attestano due pronunce della Corte costituzionale – prosegue l’esponente del Pd – è palesemente incostituzionale. Siamo certi che il Governo centrale solleverà la questione dinanzi la Corte costituzionale e che la stessa procederà con l’annullamento di questa stortura. Se tutto questo non dovesse accadere, come Partito Democratico chiederemo ai calabresi di cancellare, attraverso un referendum abrogativo, tale norma, appellandoci anche a quella parte di centrodestra che sulla questione ha sollevato più di un dubbio». «Io non so -ha aggiunto Villella- se Adamo abbia fatto questo per fare un favore a se stesso o per rendere un servigio a Peppe Bova o a Giacomo Mancini che ora possono candidarsi tranquillamente senza dover rinunciare all’indennità di Consigliere o di assessore regionale e, soprattutto, qualora dovessero essere risultare eletti, non dovranno rinunciare al loro posto in Consiglio o in Giunta regionale. Nè ho paura o mi straccio le vesti per un’eventuale candidatura dello stesso Adamo il cui diritto a candidarsi è sicuramente fuori ogni discussione. Ciò che mi preoccupa è, invece, che le incompatibilità previste dalla legge in tutti i paesi europei e che in Calabria sono state cancellate possano determinare, tra l’altro, una oggettiva disparità tra cittadini che scelgono di scendere in campo attraverso la libera proposizione di una loro candidatura alla guida delle città e dei comuni e quanti, utilizzando funzioni istituzionali e di potere, sono oggettivamente collocati in una posizione di vantaggio. E poi mi preoccupa un altro principio che è passato. Che è quello dell’autoconservazione e che mi ricorda molto il patto di Caposuvero dove, tra alcuni esponenti del Pd (ancora una volta Bova e Adamo furono grandi protagonisti) si consumò una sorta di «pactum sceleris» finalizzato soltanto all’ottenimento della deroga alla propria ricandidatura (non prevista dallo statuto del Pd) e, quindi, preoccupato soltanto di garantire, ancora una volta, dopo 20 anni ininterrotti di presenza in Consiglio regionale, la loro rielezione per la quinta legislatura. A questo punto appare più che evidente -conclude Villella- che la visione che Peppe Bova e Nicola Adamo hanno dell’impegno politico è, ormai, assai simile a quello del centrodestra non solo sul piano politico ma anche su quello etico ed è precisamente all’opposto del patrimonio di valori e di ideali che unisce il Pd e le forze di centrosinistra».

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