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MERCURE – Secondo i consiglieri del Pdl Gianni Rosa e Mariano Pici il fatto che la Regione Basilicata non ha inviato alcuna notifica all’Enel è una questione che “puzza”. Il Tar della Calabria ha respinto le istanze di sospensiva per la Centrale del Mercure e, come era presumibile, cominciano ad arrivare le prime richieste di chiarimenti alla Regione Basilicata. Ad alzare la voce sulla sentenza del Tar Calabria non sono solo il forum “Stefano Gioia” e la Ola ma anche diversi politici lucani come Belisario (IdV), Libonati (Dec), Autilio (IdV) e Rosa e Pici (Pdl). I due rappresentanti politici del Pdl mettono in evidenza che nella motivazione della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria, che ha respinto il ricorso proposto dalla Regione Basilicata, rappresentata e difesa dall’avvocato Maurizio Roberto Brancati, riguardante la sospensione dell’attività della Centrale a biomasse del Mercure, “i giudici hanno evidenziato, anche che l’eccepita inammissibilità del ricorso sarà valutata nella sede di merito”. Il che tradotto altro non significa che che la Regione Basilicata non ha inviato alcuna notifica all’Enel, fatto che renderebbe improcedibile il ricorso. Un errore grossolano? «A noi – asseriscono i due consiglieri del Pdl Rosa e Pici – invece la questione “puzza” e, conoscendo anche le professionalità dell’Ufficio legale della giunta, viene il sospetto che “l’errore” sia ben altra cosa che un incidente di percorso». Sia Gianni Rosa, che Mariano Pici, ricordano che «senza entrare nel cuore e nel merito dell’esser favorevoli o contrari all’impianto nella valle del Mercure, la questione è stata affrontata in consiglio regionale e la riaffronteremo nelle sedi competenti». A parere dei due consiglieri del Pdl la motivazione della sentenza del Tar «è un particolare fondamentale che secondo noi non può non avere dei risvolti politici notevoli. Tutto ciò perché la classe politica regionale che “non amministra” la Basilicata ha sempre dimostrato che, quando vi sono questioni scottanti preferisce non prendere decisioni e rimandarle. Oppure, come in questo caso, a chiacchiere è pronta a difendere e prendere le parti di chi legittimamente e democraticamente protesta e poi nei fatti invece concretamente opera per avere il risultato contrario». «Realmente, quindi, i compagni di viale Verrastro – concludono Rosa e Pici – sono contro la Centrale del Mercure? Ditelo chiaramente, non tanto a noi ma ai tanti cittadini che avete illuso nel famoso consiglio regionale dove si è assistito alla gara nel primeggiare su chi era più contro». Da parte sua la Ola chiede al governatore Vito De Filippo di chiarire il comportamento della Regione Basilicata. «Potremmo definire altrimenti paragonabile a quella “dello struzzo” poiché finge di non vedere e sapere, defilandosi così a vantaggio degli interessi dell’Enel e contro le ragioni delle popolazioni e del parco nazionale del Pollino». La Ola intende sapere se la Regione Basilicata é intenzionata a ricorrere al Consiglio di Stato per far valere i legittimi interessi della comunità del parco al fine di mantenere ferma la volontà di salvaguardare i prioritari valori in difesa dell’ambiente e della salute. Autilio invece ricorda che «la giunta regionale è chiamata a dare corso alla mozione firmata anche da altri consiglieri contro il provvedimento della Regione Calabria, a sospendere il parere favorevole espresso in precedenza e a chiedere la convocazione urgente di una conferenza di servizio con la presenza di tutti gli enti istituzionali interessati al fine di formalizzare un responso negativo alla riconversione della centrale del Mercure». Libonati lancia un monito alla Regione Basilicata affinchè «si faccia garante della salvaguardia della salute, conferendo all’Arpab il mandato di installare centraline fisse per la valutazione dell’impatto che la centrale avrebbe sull’atmosfera. E qualora i valori fossero variati rispetto al periodo precedente alla riattivazione della centrale, si dovrebbero assumere provvedimenti mirati al blocco delle attività, coinvolgendo gli organi competenti».

Emilia Manco

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