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di ANNA MARIA LONGO*
Auguri a tutte le donne del mondo, a cominciare da noi, donne calabresi schierate e non schierate, di destra e di sinistra; lavoratrici e disoccupate; vecchie e giovani; tutte belle di femminilità. L’augurio che abbracciandole mi sento di dare è di essere “felici”; di pensare e strappare per la loro vita momenti e speranze di felicità. Dobbiamo imparare ad amarci. Sole con noi stesse; la libertà piena di Me, di Te, di Lei. Il gusto delle proprie cose. Il silenzio delle nostre stanze. La voce discreta dell’amica al telefono. Il lungo colloquiare con i propri pensieri. L’idea che ti sovviene; ti suggerisce; ti prospetta una “possibilità”; ti stimola a cercare; ti svela quel che non avevi compreso; la gratificazione di ripescare il relitto inabissato; la verità che si dipana fuori dalle ovvie banalità. L’essenzialità in tanto confuso e vuoto chiacchierare. Le donne artefici e scultrici di una “felicità” consona al loro desiderio. Hannah Arendt, a proposito della “felicità” commenta (pag. 78 di “Storia di una Ebrea”) “Il bel tempo e il clima sono la cosa più bella sulla terra; sono divinità vere. Da una bella giornata d’estate può nascere ancora la felicità; qualcosa d’inatteso per chi l’aveva aspettata sempre dagli uomini. Dagli uomini non viene felicità”. I ruoli assegnateci di figlie, mogli, madri hanno svagato e obliato il nostro essere “donne”; la nostra identità, il desiderio di desiderare; la cultura dei sentimenti, la soggettività sociale e politica di un genere sessuale “differente” a pari dignità di quello maschile. Il 13 febbraio un milione di donne sono scese nelle piazza per gridare: basta! Basta all’esercizio della sopportazione; all’espropriazione del nostro sé; a dover sopperire a tutte le carenze, i soprusi, le violenze di una politica sociale e di un governo, che ci usa, ci denigra, ci offende, ci svende come merce di trastullo e di appagamento alle voglie insane del “potere”. La libertà delle donne spazia, si realizza e si legittima in un contesto di “etica pubblica”; in tale situazione ogni scelta va rispettata in quanto “assume il valore di libertà e responsabilità”. La maggioranza delle donne, in Italia e in Calabria, hanno scelto di studiare; hanno diplomi, lauree, master; hanno grinta nella competitività del lavoro, nella carriera; si sono emancipate dal ruolo di “figlie”; hanno rimodulato quello di “mogli”; scelgono quando essere madri. Sono dati inoppugnabili; sono postazioni conquistate con l’impegno di lotte, mobilitazioni in un circuito di pensieri e riflessioni che segnano il senso della “modernità” la proiezione di una società a misura anche di donna; una democrazia inverata dall’inclusione e riconoscimento valoriale delle donne. Sia questo otto marzo 2011 occasione d’incontro, di scambio d’idee. Per approntare un’agenda di impegni, progetti, obiettivi a breve e lunga scadenza. Auguri!

*presidente del “Luogo della Politica”

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