X
<
>

Condividi:

POTENZA – L’ha afferrata da dietro. Forse la teneva con un braccio mentre
con l’altra affondava i primi colpi sul petto di lei. Sanguinava Elisa.
Cercava di difendersi. Il suo sangue si è rappreso sulla maglia che le
aveva intrecciato la madre. Ed è lì, all’altezza della spalla, che i
carabinieri del Ris hanno trovato qualcosa che potrebbe inchiodare una
volta per tutte l’assassino alle sue responsabilità.
È un riscontro doppio quello che è emerso dalla perizia genetica che sta
per essere depositata nell’ufficio del gip di Salerno Attilio Orio. Il Dna
di Danilo Restivo, unico indagato per l’omicidio di Elisa Claps, è
compatibile con le tracce biologiche scoperte dai militari.
I test effettuati hanno stabilito che la sostanza analizzata è sangue. Poi
sono stati individuati due distinti profili genetici: uno è quello della
vittima; l’altro è rimasto senza nome fino a quando non si è proceduto al
confronto con quello attribuito a Restivo. Il primo “positivo” era arrivato
a dicembre, ma per essere sicuri gli investigatori avevano deciso di
effettuare un secondo confronto. Si era insinuato il dubbio che il Dna
estratto dallo spazzolino e la tazza, che erano stati sequestrati dalla
polizia inglese nell’abitazione di Restivo, potesse appartenere ad altri,
considerato che nella stessa casa convivevano altre due persone. Per questo
è stata chiesta alle autorità inglesi la trasmissione di quello conservato
nella loro banca dati del Dna, dove vengono registrati i profili genetici
estratti dai tamponi di saliva effettuati obbligatoriamente all’ingresso
dei penitenziari della regina.
Restivo è ancora detenuto per un altro omicidio, quello della sartina
Heather Burnett, una vicina di casa ritrovata barbaramente uccisa nel
2002. Il profilo estratto dai tamponi effettuati al momento dell’arresto è
arrivato in Italia a gennaio. Quindi si è potuto procedere con il secondo
confronto, che ha dato lo stesso risultato del primo: positivo.
Le indiscrezioni sul contenuto della perizia, che dev’essere ancora
depositata negli uffici del gip di Salerno che si sta occupando delle
indagini, sono state confermate ieri sera anche dall’avvocato della
famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, che in diretta con la trasmissione “Chi
l’ha visto?” – ma è probabile che credesse di essere fuori onda – ha
aggiunto che sulla stessa maglia sarebbero state isolate delle macchie di
saliva.
La presenza di tracce di Dna sul corpo di Elisa a questo punto potrebbe
inchiodare Restivo alla responsabilità per l’omicidio. La ragazza era
scomparsa il 12 settembre del 1993 e resterebbe solo da chiarire come sia
stato possibile che il corpo sia rimasto nascosto nel sottotetto della
chiesa della Trinità fino al 17 marzo scorso. Da allora il tempio di via
Pretoria è rimasto sigillato. Il “santissimo” è stato preso e portato via,
poi le porte si sono chiuse e sono entrati soltanto gli investigatori, e le
parti dell’incidente probatorio. Resta incerta anche la data della
riapertura, ma con il deposito della perizia e la chiusura dell’incidente
probatori i tempi sono maturi. L’ipotesi che va per la maggiore è che il
sequestro venga mantenuto soltanto per i piani superiori, mentre i due più
bassi potrebbero riaprire alle attività dei fedeli. Da ambienti del
Tribunale di Salerno si apprende che la curia di Potenza non avrebbe ancora
avanzato nessuna richiesta a riguardo. In questi casi è inusuale attendere
una decisione senza sollecitarla, ma il vescovo Agostino Superbo sul punto
era stato chiaro, offrendo agli investigatori la massima disponibilità per
completare le loro attività. Altra questione le perplessità di chi è
arrivato a chiedere di destinare la Trinità ad altri scopi, magari a un
centro antiviolenza sulle donne.

Leo Amato

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA