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Al Vinitaly il bicchiere è sempre mezzo pieno. Il problema comincia quando finisce il Vinitaly con i viticoltori lucani alle prese con i prezzi delle uve in caduta verticale e con costi in costante crescita: è il commento di Paolo Carbone, responsabile dell’Ufficio Economico della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata.
Se infatti il 2010 è stato più di una “buona annata”, con una performance eccezionale dell’export, ecco perché ora la parola d’ordine deve essere “promozione”. Il successo del nostro vino all’estero -osserva la Cia- va pubblicizzato, valorizzato, incentivato. Ora basta muoversi in ordine sparso, col rischio di duplicazioni e sovrapposizioni, serve una strategia unitaria che assicuri l’efficacia delle azioni di promozione del vino “made in Italy”, nell’ottica di radicarsi nei mercati già esistenti ma anche di trovare nuovi sbocchi dove esportare.
E’ necessario – aggiunge Carbone – cogliere le grandi trasformazioni intervenute nel settore nel quale calano le superfici vitate (dagli oltre 10mila ettari del 1990, agli 8.700 ettari del 2000 sino ai 4.172 ettari del 2010) ma aumentano gli addetti e le produzioni di qualità. Secondo i dati del Repertorio Vini 2010 pubblicato dall’Alsia, sul territorio regionale sono operative 88 aziende vitivinicole, di cui 62 (pari al 70%) sono dedite all’intera filiera e 15 sono guidate da donne (17%). Quanto ai canali di vendita, come risulta dai dati di un’indagine Alsia, il primo è la ristorazione con il 31% del mercato, seguono enoteche e spacci aziendali. La distribuzione del vino lucano di qualità è dunque legata al consumo fuor i casa. Inoltre, le vendite sono indirizzate al mercato regionale per il 33%, a quello nazionale per il 38% e al mercato estero per il 29%. Le bottiglie di vino regionale sono complessivamente 6.650.900 divisive il 378 etichette di cui 158 doc, 180 igt, 26 spumanti e 14 vini da tavola.
D’altra parte, proprio l’organizzazione di filiera e su questo rinnoviamo l’invito all’assessore Mazzocco per fare il punto del Programma PIF vitivinicolo – sottolinea la Cia – mostra una scarsa vocazione all’interprofessionalità e una notevole frammentazione. Il ruolo dei Consorzi, cresciuto nel corso degli ultimi 50 anni, segna una battuta d’arresto. In questo caso la parola d’ordine è modernizzare, sviluppando strategie di riorganizzazione per consolidare la tecnica commerciale del sistema Italia. Di contro nella politica di promozione si riscontrano evidenti squilibri che alla fine danneggiano in particolare i piccoli produttori. C’è una competitività esasperata, ma il fatto più grave è che manca una vera azione sinergica.
La situazione che sta vivendo il settore vitivinicolo in fondo –sottolinea Carbone responsabile Ufficio Economico Cia – è lo specchio delle difficoltà dell’agricoltura. La leva della futura politica per il settore vitivinicolo deve poggiare su precisi presupposti: correggere il malfunzionamento del mercato, sostenere le imprese e il loro adattamento alle condizioni di mercato, soprattutto nei momenti di crisi, promuovere lo sviluppo di iniziative che vedono la partecipazione della filiera sulla base di regole di “governance” diffuse. I consumi, dopo l’exploit degli anni passati, segnano il passo. Soprattutto il prodotto sfuso registra accentuate flessioni, mentre tiene quello imbottigliato e di qualità. Un quadro che mostra non poche ombre sul quale , quindi – dice Carbone – bisogna al più presto intervenire attraverso nuove e più incisive strategie sia sul fronte della commercializzazione e della promozione per ridare vigore e slancio ad uno dei principali pilastri del nostro sistema agroalimentare. Tra le novità si rafforza la scelta del contatto diretto con la terra, con il produttore, con i luoghi dove nasce il vino. Scelta che premia anche la spesa. Si possono, infatti, acquistare prodotti di ottima qualità a prezzi molto convenienti. E nello stesso tempo la lunga schiera di “eno-appassionati” ha la possibilità di instaurare il rapporto con la campagna. C’è la riscoperta di antiche tradizioni, di usanze secolari e, quindi, anche delle cantine. Si approfitta di un “week-end” per un percorso eno-turistico per assaggiare e scegliere le etichette. Per incontrare chi le produce e visitare il posto dove l’u va si trasforma in vino. Quello che Turismo Verde-Cia farà il 17 aprile prossimo con la Giornata dell’Agriturismo.

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