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I sindaci dei Comuni del Savuto si sono incatenati davanti all’ex Pronto soccorso dell’ospedale «Santa Barbara» di Rogliano. Protestano per il decreto di chiusura del presidio e della sua riconversione in Centro di assistenza primaria territoriale (Capt). Con i sindaci si sono incatenati: il consigliere regionale Ferdinando Aiello (Sel), vicepresidente della commissione regionale della Sanità; il presidente della Comunità montana del Savuto, Nino De Rose; consiglieri comunali di Rogliano e del comprensorio; dirigenti delle organizzazioni sindacali di categoria; esponenti politici.
Il decreto è stato assunto dal governatore Scopelliti, nella sua qualità di commissario del comparto della Sanità in Calabria. La decisione dei sindaci è scaturita a conclusione di una loro assemblea, convocata d’urgenza stamane dal primo cittadino di Rogliano, Giuseppe Gallo, coordinatore del movimento di protesta. Nello spiazzo dell’ospedale sono confluiti centinaia di cittadini.
Gallo ha puntualizzato i motivi della manifestazione: «L’ospedale di Rogliano è uno dei più efficienti del sistema sanitario regionale. È in attività da trentacinque anni e non è mai stato macchiato da casi di malasanità. È uno dei pochi presidi a norma. Negli ultimissimi anni – ha aggiunto – è stato ristrutturato con investimenti di milioni di euro. Sono state realizzate due sale operatorie modernissime e ammodernati gli ambienti di degenza. Sono stati realizzati anche ampi parcheggi, per il che abbiamo sacrificato l’unico campo di calcio che avevamo, e un eliporto, sempre in accordo con le precedenti gestioni aziendali, di cui evidentemente, sotto questi aspetti funzionali, è stata disconosciuta la continuità. Il danno è enorme».
«Scopelliti – ha proseguito Gallo – ha assunto il suo provvedimento senz’alcuna consultazione con gli amministratori locali e lo ha adottato mentre era in pieno corso a Rogliano la campagna elettorale amministrativa. Si tratta di un atteggiamento di aperta ostilità verso le nostre comunità, già emerso per altri versi. Nello scorso mese di agosto, la vertenza aperta con l’azienda ospedaliera di Cosenza, si era conclusa con la soddisfazione delle parti, organizzazioni sindacali tutte comprese, attraverso l’adozione di delibere che sono state completamente disattese. Questo provvedimento assume il senso della chiusura di un reparto dell’”Annunziata» di Cosenza, con il quale, nonostante le interdizioni messe in atto, c’è sempre stato un intercambio di integrazione e di decongestione del più importante presidio aziendale». Gallo, infine, ha annunciato «una grande mobilitazione popolare.
Anche il coordinatore provinciale del Fli di Cosenza, Fabrizio Falvo, ha voluto dimostrare la propria solidarietà ai sindaci del Savuto che «stanno attuando una protesta che non può rimanere inascoltata, ma che invece – ha affermato in una dichiarazione – stimoli provvedimenti più aderenti all’efficienza del sistema ospedaliero regionale». «Mi risulta che, nello scorso mese di agosto – prosegue Falvo – è stato sottoscritto un accordo tra il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Gangemi, i sindaci e tutte le organizzazioni sindacali per dare al presidio ospedaliero di Rogliano un ruolo evidentemente compatibile con le esigenze di rientro dal deficit. Pacta servanda sunt. Se oggi quegli accordi sono carta straccia è un fatto che va assolutamente stigmatizzato. Quantomeno andrebbero spiegati i motivi per i quali sono stati unilateralmente disattesi». «Nessuno pretende – sostiene ancora il coordinatore provinciale del Fli di Cosenza – che l’ospedale del Savuto resti com’era. Tuttavia, il presidio, come buonsenso suggerisce, potrebbe essere utilizzato per i piccoli interventi al fine di alleggerire i carichi di sovraffollamento che insistono sull’Annunziata di Cosenza. Per di più, il Savuto è territorio baricentrico, a ridosso dell’autostrada e di una zona industriale, al centro di una vasta area interna disagiata nei collegamenti, e l’ospedale è presidio importante non solo per questo comprensorio, ma per la stessa rete ospedaliera sul territorio».

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