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Il destino per migliaia di giovani calabresi è comune: laureati, precari e sottopagati; un futuro dunque, senza alcuna prospettiva. A dirlo sono i dati sulla disoccupazione, in particolare quella intellettuale, arrivata a livelli record. Negli ultimi mesi sono circa 5500 i laureati che hanno perso il lavoro e sono tanti, dopo esperienze nelle regioni al Nord, ad aver intrapreso il viaggio del ritorno. Non solo lavoratori del settore privato, ma anche del pubblico. Un esempio viene dalla scuola dove in due anni 7.000 giovani precari sono rimasti a casa. Invece, vanno meglio le cose per colf e badanti dove la manovalanza straniera, spesso sottopagata, la fa da padrone. I dati dicono che in 6.000 nel 2011 hanno trovato occupazione. L’obbligo dei permessi di soggiorno ha fatto emergere il sommerso e impoverito il portafoglio dei pensionati. Essere laureati o specializzati dunque, non porta alcunn privilegio. E il male di questa tendenza è che non c’è ribellione, ma rassegnazione.
Il parlamento si appresta a varare la riforma del mercato del lavoro ma al Sud molti istituti che si voglio introdurre, sono già applicati, contratti in deroga e sommerso. Pasquale Melissari (in foto), esperto del settore formazione, da circa un anno è il commissario dell’Azienda Calabria Lavoro, società in house della Regione. Incrocia i dati dei vari centri studi con il Sil (sistema informativo lavoro) che consente i tempo reale di monitorare assunzioni e licenziamenti.
«I dati forniti dall’Ufficio studi della Confartigianato confermano la tendenza del mercato del lavoro: un mercato che non consente ai giovani di potersi inserire», commenta al Quotidiano. «L’Istat aveva già evidenziato tale fenomeno nei primi mesi del 2011. Il tema della disoccupazione giovanile non è una questione settoriale ma riguarda la ricerca di un modello di sviluppo per il paese». Second Melissari «Investire sulla formazione e sulla ricerca è la risposta che nell’immediato viene data al lavoro precario». «Nel 2010, secondo i dati Unioncamere, circa 147.000 assunzioni in Italia – ha proseguito Melissari – sarebbero rimaste insoddisfatte, di cui 35.900 ( 23,7%) nel Sud e nelle Isole, in Calabria dal 15 al 22 per cento addirittura irreperibili. Gli unici avvantaggiati in questo mercato sono i lavoratori stranieri prevalentemente gli extracomunitari, più adatti alle competenze richieste dal mercato del lavoro».
I settori che richiedono forza lavoro sarebbero quelli «dell’artigianato, termoidraulici, elettricisti, impiantisti, installatori, carpentieri, falegnami, fabbri e altri operai specializzati. Nel 2010 sono giunte richieste di i circa 17.600 ma erano di difficile reperimento».
Le competenze richieste riguardano «le professioni scientifiche, intellettuali e tecniche: capacità di risolvere i problemi; abilità a gestire rapporti con clienti; capacità di comunicazione; competenze informatiche» mentre, spiega ancora Melissari, per le professioni operaie sono richieste: «Abilità manuali, capacità di lavorare in autonomia, capacità di risolvere i problemi e abilità creative e di ideazione. Ma ciò che viene richiesto è la capacità di lavorare in gruppo e di svolgere in autonomia i compiti assegnati. In questo momento il mercato calabrese chiede non laureati infatti il 10% del saldo avviati/cessati non possiede alcun titolo di studio. Ciò conferma un “disallineamento” tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle disponibili circa i laureati».

UN FUTURO DA PRECARIO
Giovane senza prospettive e con una pensione da 122 euro al mese. Questo lo scenario che si apre sul futuro dei giovani e si chiama Gestione Separata Inps. É il fondo dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sul quale, dal 1995, versano i propri contributi obbligatori la maggior parte degli atipici italiani. Nel trambusto sul destino prossimo delle pensioni, il fondo del barile spetta sicuramente a chi è iscritto alla Gestione Separata: è probabile che una volta terminata la vita lavorativa, non ci sarà nulla da grattare via. Gli atipici versano i propri contributi previdenziali, ma la loro pensione potrebbe essere, allo stato attuale delle cose, più bassa di quella minima detta “sociale”. E sul web continua ad impazzare il tormentone che l’Istituto di Previdenza si rifiuti di fornire agli iscritti “separati” il prospetto pensionistico per timore di una vera e propria rivolta popolare. Di fatto, spiegano alcuni precari i nostri contributi, tolti dai nostri esigui stipendi, contribuiscono a mantenere attivo il bilancio dell’Inps.
E’ interessante dare un’occhiata alle tabelle Inps sulle pensioni 2011, elaborate dagli Osservatori statistici dell’Istituto: 9.688.028 è il numero di pensioni per lavoratori dipendenti, comprese le gestioni a contabilità separata. La media delle pensioni è di 925,27 euro/mese, calcolato in regime di liquidazione complesso. Con il sistema retributivo, invece, l’importo aumenta di una cinquantina di euro al mese. La gestione separata lavoratori parasubordinati, quest’anno, registra 231.833 pensioni per un importo medio di 122,25 euro (regime di liquidazione misto e complesso, non è previsto quello retributivo).
Senza guardare troppo al futuro dei contratti atipici, basta pensare alla maternità sempre più rinviata, anche per il timore di perdere il posto di lavoro (precario). L’Italia è a quota 1,32 figli per donna, ancora sotto la media dei paesi dell’Unione europea. Ma sembra esserci qualche sostegno, per chi vuole comunque provare a mettere su famiglia, come il fondo di 51 milioni di euro stanziato dal ministero della Gioventù per i giovani genitori precari.

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