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di ROMANO PITARO
Se in tre giorni (e in tre notti) il silenzio dei depositari per antonomasia della Regola del Silenzio, raccontato magistralmente nel film di Philip Groning girato alla Grande Chartreuse nel 2005, si lascia cuocere a fuoco lento, magari dando l’impressione che infine se ne sia salvato proprio un filino; se ad un giornalista, seppure un vaticanista illustre com’è Luigi Accattoli, decano, nel suo fecondo itinerario culturale, delle cose di Dio in terra, concedi il privilegio di avvicinarsi a te, che sei il custode massimo, nella gerarchia di quel monumento mondiale che è la Certosa di Serra, senza porre argini, condizioni e veti non solo ai segreti della mente razionale – e il priore dom Jacques Dupont è un robusto intellettuale che non lesina risposte alle domande più scabrose, come quelle sul ruolo politico della chiesa oggi e sul senso di Dio per le nuove generazioni – ma neanche alla cassaforte più recondita del tuo essere uomo di carne e sangue alla ricerca dell’assoluto in questo mondo internettizzato e iperconnesso; se tutto ciò avviene, col corredo di una moltitudine di citazioni colte, aneddoti ficcanti, comparazioni equilibrate tra chiese di diversa origine e rito, episodi gustosissimi della vita nella Certosa, dove quando si muore si è sepolti nella terra senza neppure il nome…Ebbene, allora nasce un libro assai prezioso di 140 fitte pagine dal titolo filologicamente rievocativo dell’esperienza teologica di san Bruno (santo tra l’altro, che io ricordi, non per aver compiuto miracoli, il che ce lo rende più intrigante): “Solo dinanzi all’Unico”. Edito da Rubbettino e costruito, in occasione della programmata visita di Benedetto XVI nella casa calabrese di Brunone di Colonia, con levità divulgativa, benché non indulga mai alla superficialità straziante che connota non di rado lavori simili, ne pubblichiamo un ampio stralcio in anteprima.
Un “tu per tu” che ha bucato la corteccia delle differenze culturali e geografiche ed è sceso in profondità, fino a far confessare al priore i sentimenti che prova quando ha il “corpo di Cristo” tra le labbra durante la messa (“mi sento avvolto da qualcosa di importante”).
Il termine “colloquio” per definire l’incontro tra i due che si rinviene nel sottotitolo, secondo me non dà l’idea dell’atmosfera avvolgente che ha visto Accattoli uniformarsi, per 72 ore, agli spartani costumi dei certosini, presentarsi al mattutino, alla messa conventuale ed al vespro. Un incontro, peraltro, gustosissimo tra un laico giornalista e un monaco dal lungo percorso formativo dal taglio scientifico-matematico che non è “dissolto unicamente nella ricerca di Dio”, che non è mai disincarnato e che, pertanto, nella sua “lectio divina” non nasconde dubbi e debolezze umane. E’ stato scritto che i certosini cercano l’intimità di Dio, “perché non si vede bene se non col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Si può argomentare, quindi, essendo fondamentali la concentrazione e l’isolamento per comunicare con Dio, che parlare non è la loro missione. Ma ubbidire pedissequamente, specie per i seguaci di san Bruno di cui sono noti i contrasti che dovette affrontare in vita, non fa bene né alla fede né alla verità. La ribellione di Giobbe che, pur essendo il prediletto, quando ingiustamente fu straziato, chiese conto a Dio direttamente, rivendicando anzitutto la sua dignità di uomo, a dispetto di quanto gli suggerivano gli interpreti ortodossi della teologia, ne è una dimostrazione tuttora vivida.
Perciò suona come una speranza, per tutti coloro che non credono che la laicità accostata alle chiese sia un ossimoro, non solo leggere ciò che ricorda il priore a proposito del silenzio da non intendere come straniamento dal mondo. Ma anche i suoi suggerimenti alla chiesa cattolica, in un momento di obiettiva difficoltà per via di intolleranze e di ingerenze nello spazio pubblico a tratti fastidiose: “I vescovi potrebbero prestare un maggiore ascolto a quanto viene dal popolo”.

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