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Le sigle sindacati Cgil e Filt, la categoria dei trasporti dello stesso sindacato, di Gioia Tauro chiedono che venga riattivato il tavolo istituzionale tra Governo, Regione e parti sociali per discutere del porto e le motivazioni sono state spiegate nel corso di una conferenza stampa dai rispettivi rappresentanti.
Per i sindacati è importante evitare che «si vada definitivamente verso il ridimensionamento del porto che registra nel mese di settembre il minimo storico dei volumi movimentati». Il segretario della Cgil di Gioia Tauro, Nino Calogero, ha evidenziato che «non capiamo quali indicatori ha la Regione Calabria ed in particolare l’assessore al Lavoro Stillitani secondo il quale nella nostra regione c’è una ripresa dell’occupazione. Si apre una nuova fase che è quella più difficile e più complicata. Noi abbiamo subito l’accordo sulla cassa integrazione che però era propedeutico al rilancio dell’intermodalità e della logistica. Una scommessa per noi che credevamo sulle potenzialità dell’accordo di programma quadro sul porto di Gioia Tauro. Ad un anno dalla firma di quell’accordo non c’è stato alcun intervento che ci fa ben sperare per il futuro. Al di là della propaganda sulla validità dell’Apq registriamo solo parole. Adesso occorre passare ai fatti».
La Cgil ha annunciato nelle prossime settimane iniziative sindacali per costringere il Governo a guardare ai problemi del sud visto che «Genova – ha aggiunto Calogero – sta scoppiando di volumi e Gioia Tauro invece muore». Nel corso della conferenza stampa sono stati forniti anche alcuni dati emblematici sugli esuberi che ha provocato la crisi del porto. «Si tratta di oltre duemila lavoratori tra diretto ed indotto – ha detto il segretario regionale della Filt-Cgil, Salvatore Larocca – che si trovano in mobilità o in cassa integrazione. Mai come in questo momento occorre ottenere impegni precisi dalla Regione e dal Governo sul porto di Gioia Tauro».

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