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di DOMENICO TALIA
La sfida è allo stesso tempo biblica e contro la Bibbia stessa. Nel vecchio Testamento il muscoloso e licenzioso Sansone, dopo essere stato catturato a causa della sua debolezza nel cedere alle lusinghe di una bella donna (questa è una storia antica e attuale allo stesso tempo!), non vedendo altra via di uscita, decise consapevolmente di far crollare il palazzo per uccidere i Filistei che lo tenevano prigioniero, pur sapendo di morire anch’egli insieme con loro. La storia di Sansone si svolge nell’epoca detta dei “Giudici”, così chiamata perché coloro che governavano Israele nel periodo tra Giosuè e Samuele furono, appunto, i Giudici (come vedete le similitudini o le assonanze tra il moderno e l’antico sono più di una). Tutto questo avveniva alcuni millenni fa e poiché la storia a volte ha il vizio di ripetersi, non ci stupiremmo che personaggi e avvenimenti simili possano anche essere nostri contemporanei. Il nostro Silvio Sansone contemporaneo, poco muscoloso ma molto licenzioso, sta cercando di superare il suo predecessore tentando di compiere un miracolo che al povero Sansone biblico non riuscì: quello di far morire tutti i Filistei e allo stesso tempo salvare se stesso sotto le macerie del palazzo che sta facendo crollare. Un crollo drammatico che certamente lascerà molte vittime, complici o innocenti, tra le rovine che lui sta contribuendo a generare. Circa tremila anni fa, Sansone in Palestina amava comportarsi un po’ come uno spaccone e di tanto in tanto si accompagnava con dolci ragazze o addirittura con prostitute. Almeno questo ci dice il Vecchio Testamento. Non solo era un debole sul lato sessuale, ma credeva di non avere nemici in grado di sconfiggerlo. Questo lo rendeva forte e vulnerabile allo stesso tempo. Infatti, grazie alla donna che lui amava, i Filistei riuscirono a catturarlo e ad accecarlo. Anche in questa triste condizione, Sansone non si rassegnò e riuscì a provocare un pandemonio così grande da rimanere nella memoria degli uomini dopo migliaia di anni. Le gesta di Sansone sono un esempio per tutti, ma oggi c’è qualcuno che vuole addirittura superarlo. Uno che, sprezzante nei confronti dei Filistei e talvolta anche insensibile verso il suo stesso Popolo (quello della Libertà), pur di salvare se stesso è disposto a scuotere le colonne del Palazzo fino a farlo crollare, convinto com’è che lui comunque si salverà. Il nostro Silvio Sansone non può credere che un essere superiore come lui, l’unto del Signore, possa lasciare il suo posto in cima al monte del Potere. Non può accettare che l’uomo del destino che lui incarna possa fare qualche passo indietro e lasciare la poltrona ad un Filisteo o anche ad un membro del suo Popolo (della Libertà). Nel fare tutto questo è pronto a far morire tutti i Filistei del ventunesimo secolo. E’ determinato anche a far riscrivere la Bibbia modificando così l’antico grido del vecchio Sansone «Che io muoia insieme con tutti i Filistei!» con il motto più moderno e più salvifico (almeno per lui) «Che io mi salvi e muoiano tutti i Filistei!». Al povero Sansone andò male, perse la vita ma rimase nella storia dell’umanità, al novello Silvio Sansone potrebbe andare bene ma comunque distruggerà tutti i Filistei e forse anche gli ignavi del suo Popolo e sarà ricordato per le macerie e le vittime che lascerà dietro di sé. Salvo che qualcuno non riesca a fermarlo prima che provochi il grande crollo.

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