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POTENZA – Uno era una specie di “factotum” condiviso tra il vecchio direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e l’assessore Erminio Restaino, all’epoca capogruppo del Pd in consiglio regionale. Una la moglie del segretario sempre di Restaino. Un altro sarebbe stato in quota del governatore Vito De Filippo e un’altro ancora del presidente del consiglio regionale Vincenzo Folino. Poi ce n’erano alcuni in quota Sigillito, perchè anche l’ex dg aveva i suoi “raccomandati”, almeno da quanto emerge dagli atti dell’inchiesta per cui da più di due settimane è agli arresti domiciliari. C’era la moglie dell’amico imprenditore e la figlia del gioielliere di fiducia. Sigillito (in foto) aveva la passione per gli orologi di lusso. Ne aveva messo assieme una piccola collezione. Ne comprava e ne scambiava grazie all’intermediazione del gioielliere, Francesco Bollettino (nel riquadro), che gli riservava un trattamento speciale. D’altro canto l’ex dg avrebbe fatto assumere la figlia nell’infornata di lavoratori interinali. Uno scambio? Su questo gli investigatori sono molto prudenti. L’ipotesi d’accusa è soltanto di truffa in concorso perchè per stipulare quei contratti a tempo determinato, evitando di indire un concorso vero e proprio, i vertici dell’Arpab avrebbero inventato un’emergenza: uffici sottodimensionati che sarebbero stati del tutto incapaci di gestire l’ordinario. Eppure lo sconto, i rapporti di amicizia, le frequentazioni sono state scandagliate a fondo e andrebbero prese comunque in considerazione per spiegare quel meccanismo che avrebbe alimentato la gestione dell’ente sotto il vecchio direttore. Il termine usato è «clientelismo» perchè più di uno scambio alla pari, i favori sarebbero andati tutti in direzione dell’ex dg. Oltre allo sconto sull’orologio, l’amico gioielliere, che risulta indagato anche in un’altra inchiesta della procura della Repubblica di Potenza per un giro di assegni che avrebbe nascosto dei prestiti a usura, si sarebbe messo a disposizione in occasione delle elezioni per votare il candidato indicato da Sigillito. L’ex dg a sua volta aveva ricevuto il nome su cui indirizzare le preferenze che sarebbe riuscito a controllare dall’assessore Restaino. Quello che colpisce è che Sigillito e Bollettino al telefono dimostrano una certa consuetudine anche per questo genere di cose. «Allora sei libero per questo voto?» Gli domanda l’ex dg. «Quello che dici, faccio!» Gli risponde l’imprenditore. Poi aggiunge: «Ma me lo devi dire a voce, tesoro, eh!» Al che Sigillito manda da lui il suo factotum condiviso con un po’ di materiale elettorale, tipo volantini e i più classici santini che fanno tanto prima repubblica. Perchè parlarne a voce? Chi lo sa? Forse è un fatto di rispetto, o forse per prudenza certe cose sarebbe stato meglio non dirle per telefono.

Leo Amato

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