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Undici condanne, per un totale di 112 anni di reclusione, e una sola assoluzione: questa la decisione adottata dai giudici del Tribunale di Crotone (Forciniti presidente, Proto e Russo Guarro a latere) a conclusione del processo che vedeva alla sbarra altrettante persone ritenute affiliate alla cosca Tornicchio, un gruppo criminale che operava nelle contrade a nord di Crotone, dedito essenzialmente al traffico di stupefacenti e alle estorsioni. Processo scaturito dall’operazione ‘Apocalypse now’ portata a termine dai carabinieri del comando provinciale di Crotone nel settembre 2009 sugli sviluppi di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia; la stessa indagine che poi ha consentito di individuare, proprio all’interno di quella cosca, i presunti autori della strage ai campi di calcetto, avvenuta il 25 giugno di quello stesso anno nella contrada Margherita, e nella quale venne ucciso il pregiudicato Gabriele Marrazzo e rimasero ferite altre dieci persone, tra le quali il piccolo Domenico Gabriele, il bambino di 11 anni che morì dopo un’agonia di tre mesi senza aver mai ripreso conoscenza. Per questo efferato delitto è tuttora in corso il processo davanti ai giudici della corte d’assise di Catanzaro che vede alla sbarra Francesco Tornicchio, il 32enne di Cantorato che di quella strage è ritenuto l’istigatore, il fratello Andrea, di 21 anni, e Vincenzo Dattolo, di 27 anni, che avrebbero materialmente sparato. Proprio a Francesco Tornicchio, ritenuto il capo dell’omonimo clan, i giudici del Tribunale di Crotone hanno inflitto la pena più pesante: 27 anni di reclusione, ritenendolo responsabile di associazione mafiosa, porto e detenzione di armi, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione. Il pubblico ministero Salvatore Curcio ne aveva chiesti 28. Al fratello Andrea Tornicchio il Tribunale ha inflitto 22 anni di reclusione, a Vincenzo Dattolo 19 anni di reclusione, a Donatello Lerose 11 anni di reclusione, a Rosario Tornicchio 8 anni di reclusione, a Francesco Benincasa 9 anni di reclusione; a Paolo Cusato 7 anni e 4 mesi di reclusione, a Benito Lumare 2 anni di reclusione con pena sospesa, a Luigi Schirripa 1 anno e 10 mesi di reclusione con pena sospesa, a Patrizia Raffaella Vaccaro 1 anno di reclusione con pena sospesa. E ancora i giudici hanno condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Giuliano Carella, assistente capo della Polizia stradale in servizio a Crotone che avrebbe intrattenuto rapporti con il clan di Cantorato; per lui il pm Curcio aveva chiesto 12 anni di reclusione, ma il Tribunale lo ha assolto dall’accusa più grave, quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto per non aver commesso il fatto Pietro Corigliano, 43enne di Rocca di Neto, che rispondeva di un solo capo d’accusa, estorsione aggravata dalle modalità mafiose; il pubblico ministero aveva chiesto 8 anni di reclusione. Il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento dei danni agli enti che si erano costituiti parte civile nel processo: 30 mila euro alla Regione Calabria, 50 mila euro alla Provincia di Crotone e 80 mila euro al Comune di Crotone.

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