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Prima notte a casa sabato, nella sua Motta San Giovanni, per Francesco Azzarà, rientrato il giorno precedente in Italia dopo 124 giorni di prigionia nel Darfur. Una notte passata prima con gli amici, poi con i parenti più stretti a cena e poi, finalmente, nel letto della sua abitazione. Al suo rientro è apparso stanco, non tanto per la lunga prigionia – ha detto – ma per gli ultimi intensissimi due giorni, prima a Khartoum, poi a Roma e ancora, infine, a Reggio Calabria, da dove in auto ha raggiunto casa.
«Adesso vorrei che quello che è stato fatto per me – ha dichiarato – fosse fatto per le persone che sono ancora prigioniere in quell’area». «Mi farebbe piacere – ha aggiunto – che ci fosse per loro la stessa attenzione e mobilitazione che c’è stata nei miei confronti. Prima di essere rapito, anch’io leggevo questo genere di notizie ma non mi ponevo il problema più di tanto anche se mi chiedevo come mai non si facesse il possibile per la loro liberazione».
Rispondendo ad una domanda sul trattamento che ha ricevuto da parte dei rapitori, Francesco ha detto di essere stato «trattato bene, anche per l’alimentazione non ci sono stati problemi: ho mangiato molti cereali che sono il loro cibo principale ma anche carne e pasta».

PADRE SEVERINO: “ABBIAMO PREGATO TANTO”
Padre Severino, il parroco di Motta San Giovanni nella prima messa domenicale celebrata nella chiesa di Santa Caterina dopo il ritorno a casa del cooperante di Emergency tenuto prigionieri per mesi in Darfur ha sottolineato: «Abbiamo pregato tanto per la liberazione di Francesco ma adesso dobbiamo ricordare che ci sono altri ostaggi italiani e stranieri nella zona del Darfur».
«Abbiamo pregato e ci siamo mobilitati per la liberazione di Francesco – ha aggiunto il prete che è di origini congolesi – ma adesso dobbiamo ricordarci che ci sono altre persone nelle sue stesse condizioni. Da qui per loro deve nascere una nuova preghiera quotidiana». Don Severino ha annunciato che giovedì, nel pomeriggio, sempre nella chiesa di Santa Caterina, si terrà la messa di ringraziamento per la liberazione di Francesco Azzarà.

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