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di DOMENICO TALIA
Sono stato tante volte in Piazza Syntagma. Ho passeggiato sui suoi lastroni di marmo in un 1° maggio di qualche anno fa mentre una grande manifestazione urlante, ma pacifica, gli sfilava accanto sulla via davanti al Parlamento. La ricordo anche placida in un pomeriggio estivo sotto una calura in cui era piacevole stare ad oziare all’ombra dei suoi grandi alberi. C’erano pensionati che ammazzavano il tempo seduti sulle panchine, altri vendevano i biglietti di una lotteria, invitando con gentilezza i passanti a tentare la fortuna. L’ho vista sia alle prime luci dell’alba sia a tarda notte e sempre mi è sembrata un luogo tranquillo e accogliente. Non era ancora stata sconvolta e incendiata dalle più accese proteste della Grecia del nuovo millennio. Le proteste di un popolo ridotto ormai alla fame dalla sinergica tempesta perfetta creata da un lato dall’ottusa e dirigista politica franco-tedesca e dall’altro dalla classe politica greca corrotta e imbelle che ha portato la culla della democrazia e della cultura dell’occidente in uno stato di prostrazione che addolora e che dovrebbe far preoccupare tutti. Per ironia storica della sorte, Piazza Syntagma è la piazza della Costituzione. L’agorà moderna di Atene deve il suo nome alla costituzione accordata ai greci nel 1843 dal re tedesco di Grecia, quell’Ottone I di Wittelsbach che fu costretto dai rivoluzionari greci, sostenuti dal popolo di Atene, a concedere la Carta nel settembre di quell’anno. In questi giorni a Piazza Syntagma gli ateniesi lanciano molotov e mandarini contro i poliziotti mentre dentro quel brutto edificio neoclassico fatto costruire dal re tedesco, i parlamentari greci sono stati costretti a votare sotto la minaccia e il ricatto euro-tedesco che li vorrebbe buttare fuori dall’Europa della finanza, fuori dall’Europa dell’euro che loro non si possono permettere. Un euro che i politici greci avevano accolto a braccia aperte illudendosi di poter comunque proseguire con le loro clientele, con l’occupazione dei posti pubblici, con i privilegi medievali di una casta che ha strozzato le capacità e le speranze dei giovani greci e che oggi deve fare i conti con un disastro sociale ed economico di portata storica per quella nazione che per la sua antica cultura vanta molti crediti verso tutto l’occidente. Crediti culturali e di civiltà enormi che comunque non potrà incassare in un mondo in cui conta la finanza e non la cultura, comanda il Bund e non il logos. Quelli che a Piazza Syntagma hanno lanciato molotov e quelli che lanciavano semplicemente i mandarini maturi raccolti sugli alberi intorno alla piazza lo facevano per gridare la loro rabbia contro una stretta terribile che li spinge verso una verosimile catastrofe dalla quale quella nazione non è detto che riuscirà a salvarsi. Protestavano contro quei trecento deputati chiusi dentro il palazzo del Parlamento costretti ad approvare leggi dure e insopportabili per il popolo greco. Obbligati a mostrarsi efficienti e inflessibili nel votare leggi ispirate dai tedeschi in un palazzo costruito per il vecchio re tedesco dall’architetto tedesco Von Gartner. Le altre nazioni dell’euro in questi giorni fanno a gara nel mostrarsi differenti dalla Grecia, come fosse un moderno stato appestato, e per esorcizzare la grande paura che il crollo della Grecia porti al tracollo dell’intera Europa. Anche noi italiani, che in passato abbiamo sorriso benevolenti alla frase “una faccia, una razza”, oggi tutti i giorni ci diciamo che “l’Italia non è la Grecia” e forse siamo tentati, per non dispiacere i tedeschi, a lasciar scivolare la Grecia fuori dall’Europa verso un tragico destino. Mettendola fuori da una comunità e da un continente il cui nome viene proprio dalla Grecia antica. Una terra nominata Europa già nelle carte del geografo greco Ecateo di Mileto nel 480 a.C., quando gli azionisti di maggioranza dell’euro, i germanici guidati oggi da Angela Dorothea Merkel, erano solo delle tribù barbare e arretrate. Tutti quelli che oggi, in nome dell’Europa, sputano sulla Grecia e sul suo popolo, che ha la sola colpa di essersi fatto governare da politicanti imbroglioni, corrotti e incapaci, sembra abbiano dimenticato che l’Europa è nata lì. E’ nato lì il suo nome forse prima delle narrazioni di Omero ed è nato lì il mito di Europa, figlia del re fenicio Agenore, della quale si innamorò Zeus che si trasformò in toro, la rapì e la portò attraverso il mare fino all’isola di Creta dove da lei ebbe per figli Radamanto, Sarpedonte e Minosse, mitico re di Creta. Questa storia mitologica è raccontata anche sulle monete di 2 euro che vengono coniate in Grecia, ma evidentemente i tedeschi e la loro Cancelliera quelle monete non le hanno mai osservate con attenzione perché a loro servono solo per vendere e per comprare, e purtroppo con il mito e la venustà di Europa, oggi non si compra più nulla.

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