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VILLAPIANA – «Mio padre, a modo suo, era un padre padrone ma non certamente un violento. Non ha mai picchiato né me né mia sorella e tanto meno mia madre». A riferirlo è Maria Genovese, figlia maggiore di Vincenzo e sorella di Rosa, le due vittime di una crisi familiare sfociata nel sangue.  Una strage che ha lasciato sgomenta l’intera Calabria che ha pianto le due vittime morte apparentemente senza un motivo plausibile.

 Maria non sopporta l’idea che il papà possa essere ricordato come una persona dai modi bruschi, violenta e manesca,  ed è per smentire questo luogo comune ritenuto ingiusto nei confronti del genitore, che ci rilascia un’intervista esclusiva per chiarire alcuni aspetti della sua famiglia. L’appuntamento è nello studio legale degli avvocati Vincenzo e Luca D’alba, difensori di fiducia della parte offesa, ovvero di Maria Genovese. 

Lei, viso stanco e occhi arrossati dalle lacrime versate, provata da giorni di intenso dolore  che ancora ne accompagna le giornate pensando alla madre, rea confessa del duplice omicidio delle persone a lei più care,  giunge accompagnata dal marito Piero. Vincenzo e Luca D’Alba ci accolgono nello studio ovattato, ci mettono a nostro agio anche se l’imbarazzo della coppia è evidente. Raccontare della sua famiglia è come rigirare la lama nella piaga. Una piaga ancora troppo fresca per essersi rimarginata. Racconta, Maria, col pudore e la dignità di chi vuole contribuire a fare chiarezza sulla sua famiglia, per evitare pettegolezzi ed ipocrite rappresentazioni di una realtà che solo lei conosce.  Comincia col parlare del padre, Vincenzo Genovese, assassinato a 67 anni con due fucilate sparatele da distanza ravvicinata dalla donna che le aveva giurato eterno amore.

Sull’edizione cartacea l’intervista integrale a cura di Franco Maurella

 

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