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COSENZA – Un’azienda agricola di allevamento di galline ovaiole nel comune di San Lorenzo del Vallo è stata posta sotto sequestro dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza per influenza Aviaria. Fa così ritorno in Calabria il preoccupante fenomeno virulento che colpisce principalmente volatili ma anche suini e purtroppo anche l’uomo. La scoperta è avvenuta nell’ambito dei controlli che l’Asp svolge durante tutto l’anno come normale cautela. Ed è proprio in uno di questi controlli che alcune galline sono state trovate affette del virus dell’Aviaria.

In buona sostanza la cosa risalirebbe a qualche mese fa quando vennero fatti i primi prelievi di sangue ad alcuni campioni di galline ed i cui risultati davano segnali sospetti. E’ stato quindi necessario un complesso iter di verifiche, culminato con il parere del Centro di referenza nazionale per l’influenza Aviaria presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, per arrivare a sciogliere ogni tipo di dubbio sul problema. All’origine sarebbero stati solo due i casi dubbi su una trentina di prelievi campione, cosa sufficiente per far scattare l’allarme.

Ci sono però alcuni elementi che tornano strani, infatti, se la malattia si presenta con mortalità nell’allevamento, nel caso specifico la cosa non è registrata. Un altro elemento dell’influenza aviaria è solitamente quello del calo della produzione ma attualmente gli animali sono produttivi. Quindi, seppur presente la malattia in alcuni capi dell’allevamento, da questi segnali si presume che si tratti di un ceppo a bassa patogenicità.

Ciò non esclude però che se questo virus si diffonde, vista la grande capacità di mutazione e di ricombinarsi, potrebbe entrare in contatto con la specie umana e, su persone anziane, bambini o immunodepressi, potrebbe essere altamente pericoloso.

Sull’origine dell’arrivo della malattia nell’allevamento sanlorenzano, le ipotesi sono diverse. Infatti, essendo l’influenza Aviaria una malattia che si diffonde attraverso l’aria (ma anche attraverso le feci o per contatto con oggetti contaminati), il virus potrebbe essere arrivato per mezzo di qualche capo di commercializzazione giunto infetto, oppure da gabbie non disinfettate regolarmente o attraverso gli stessi mangimi. Una situazione che, se dovesse prendere una forma più consistente, sarebbe difficilmente gestibile.

Attualmente l’Asp ha messo sotto sequestro l’allevamento, comunicando la cosa alle autorità competenti. E mentre si attende di sapere qual è il tipo di virus che ha infettato gli animali, il prossimo passo dovrebbe essere quello di procedere all’abbattimento totale degli animali (oltre mille capi) ed allo smaltimento delle carcasse.

Il pericolo che principalmente si teme, anche se allo stato attuale non ci sono elementi validi che suscitano questa preoccupazione, è che il virus possa uscire fuori dall’allevamento ed infettare l’uomo. Ecco perché si procederà con massima priorità nel tentativo di bloccare il fenomeno.

Secondo la prassi, infatti, dovrà essere tracciata un’area attorno al focolaio che sarà chiamata ”zona di protezione”. In questa zona, quindi, si applicheranno una serie di misure di biosicurezza che prevede il controllo di eventuali aziende che hanno volatili e che potrebbero essere a rischio.

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