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LAMEZIA TERME – Dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e intercettazioni fanno tremare la politica lametina. Voti dai clan, soprattutto alle comunali del 2010. E sono tanti gli spaccati che emergono, anche quando i politici promettono di asfaltare strade in cambio di voti. Pure questo emerge dall’informativa “cerbero” dei carabinieri della Nucleo Operativo e Radiomobile di Lamezia, finita nell’inchiesta della Dda di Catanzaro (operazione Medusa) che ha duramente colpito la cosca Giampà, fra boss e affiliati, diversi appartenenti alla famiglia Notarianni, affiliata ai Giampà. Le “gole profonde”, quindi più di un collaboratore di giustizia, hanno dato il loro contributo, anche riguardo ai rapporti con i candidati al consiglio comunale. Il pentito Giuseppe Angotti, detto “Peppone”, cognato dei Notarianni, a dicembre del 2010, nel corso di un interrogatorio al comando provinciale dei carabinieri di Salerno, riferiva al pm Vincenzo Capomolla: «Diciamo che, per dirla breve, in via del Progresso, chi si candidava in quell’area poteva essere chiunque, ma ovunque e comunque andavano sempre dai capi famiglia o i capi zona, per avere sicuro appoggio di garanzia di voto». Pm Capomolla: «Questo lei lo dice perché era normale che.». Angotti: «Era normale tradizione, chiunque andava alle comunali, alle regionali, andavano». Pm Capomolla: «Ma a sua conoscenza diciamo diretta, o per averlo appreso nei colloqui con i Notarianni sono solo quei soggetti che.».

E nell’indagine dei carabinieri, in particolare, dallo «spaccato intercettivo» datato 24.11.2009 oltre ad evincersi il «riscontro oggettivo» alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, Giovanni Governa, peraltro «risultate concordi con quelle dei collaboratori di giustizia Giuseppe Angotti e Rosanna Notarianni, i quali indicano Giuseppina Giampà, «attiva nel ruolo di associata alla cosca in questione unitamente al proprio marito Aldo ed ai loro figli, è altrettanto possibile ricavare il dato relativo alle direttive impartite in materia di votazioni elettorali, da parte dello stesso detenuto Aldo nei confronti della propria moglie Giuseppina». Questi riferisce che «tutti, ovviamente volendosi riferire ai propri accoliti, devono dare il proprio voto». Sempre fra i membri della famiglia Notarianni, viene intercettato un colloquio in carcere il 26 marzo 2010, a pochi giorni dalle ultime comunali, tra Aurelio Notarianni, Mancuso Mirella, Anna Notarianni e Luigi rispettivamente, moglie e figli di Aurelio: Aurelio: «Guarda come sei sciupata. Che cazzo hai?». Mirella : «Io? Sto combattendo con le votazioni. Che ora mi devono asfaltare la strada. Che gli devo dare trenta voti che mi devono asfaltare la strada. Ora gli ho detto. Volete raccogliere cinquanta voti? Per cinquanta voti dovete asfaltarmi la strada. Ora Francesco mi ha detto che c’è la fa asfaltare. Luigiello c’è la fa asfaltare! Chi viene prima glieli diamo. Luigiello che me li fa fare. Il primo che va io gli do tre voti. Vado al comune, mi prendo la carta delle votazioni e glieli do. Altrimenti non ne vedono. Prima la strada e poi… Ad Alberto lo sai come gliela hanno fatta? Uno splendore». Aurelio : «Eh! Se c’ero io quest’anno! C’era Bevilacqua la!». Luigi: «Eh! Te la facevi davvero o papà! Se c’è la fanno ti cacciano un pensiero a te, che dopo tu devi sbattere.». Aurelio: «E come esco. Eh. già. c’è un amico che me la fa gratis». 

IDA D’IPPOLITO. Dai colloqui intercettati in carcere fra i Notarianni, è emerso che questi ultimi dicevano fra loro di votare per il candidato sindaco D’Ippolito. Lo stesso candidato sindaco per il centrodestra alle comunali del 2010, attuale deputato dell’Udc, ha precisato che «giammai risulta» dagli atti depositati che «alcun collaboratore di giustizia abbia mai dichiarato» che l’onorevole D’Ippolito, componente nazionale della Commissione antimafia, «abbia instaurato con alcuno rapporti trescosi di compravendita di voti, nè ha mai avuto contatti di alcun genere con i soggetti protagonisti della vicenda» di cui si è occupata, anche, la Procura distrettuale di Catanzaro. «Parimenti, le intercettazioni e tutte le altre fonti consentono di escludere perentoriamente simile illazione». 

 

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