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HANNO firmato una nota congiunta i due vescovi calabresi che, loro malgrado, si sono trovati al centro di una polemica sul perdono ai mafiosi. Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza, e Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri, hanno sottolineato che non si ritengono «espressione di due anime della Chiesa», ma al contrario sentono di esprimerne «il comune orientamento».

Nei giorni scorsi aveva fatto discutere la lettera al Quotidiano con la quale Mario Congiusta, padre di Gianluca la cui giovane vita fu spezzata da killer mafiosi, contestava l’omelia pronunciata da Morosini a Polsi e l’apertura al perdono per gli uomini delle ‘ndrine: «È certo – aveva detto – che la Chiesa non concede il perdono con tre Ave Maria a buon mercato, e continuerà a predicare sempre ai peccatori di cambiare vita e, solo quando si avrà la garanzia della conversione del cuore, la Chiesa alzerà la mano e concederà il perdono, anche se gli uomini sanno che poi dovranno saldare il conto con la giustizia terrena».

Una frase che aveva indotto Mario Congiusta ad affermare: «Il vescovo Morosini si arroga il diritto in nome di Gesù Cristo, di perdonare chiunque e chi che sia, essendogli sufficiente una conversione del cuore, non si capisce bene se tale garanzia sia scritta o data verbalmente attraverso il confessionale». 

Nelle stesse ore veniva annunciata la pubblicazione di una riflessione pastorale con la quale l’arcivescovo Nunnari si rivolgeva ai mafiosi. E in quel il presule, tra l’altro scrive che nei suoi anni di ministero pastorale «le lacrime di tanti genitori e sposi» hanno reso «arduo» considerare i mafiosi «ancora capaci di accogliere l’appello che nasce dal cuore di un padre». Una premessa che ha aperto il dibattito sull’ipotesi di un diverso approccio della Chiesa calabrese, nonostante Nunnari aggiungesse anch’egli un’apertura: «Tuttavia sono un uomo di speranza che nutre fiducia nell’immensa misericordia di Dio, mai stanco di amore e di incrociare, magari attendendo, l’essere umano nelle sue vie toruose della sua esistenza».

Ora i due presuli hanno deciso di pubblicare una nota comune «per fugare ogni dubbio sull’unità e convergenza» del loro orientamento.

«Monsignor Nunnari – si legge nella nota – partendo dall’analisi della situazione di peccato in cui i mafiosi si trovano, i cui comportamenti sono contrari al Vangelo e impediscono la crisi economicae sociale della nostra Calabria, giungeva ad invitare i mafiosi alla conversione, che cristianamente si conclude con il perdono sacramentale, con tutte le condizioni che la giustizia pone perché tale perdono venga concesso».

Da parte sua, «monsignor Morosini, che in tante occasioni, soprattutto con la sua lettera pastorale sulla speranza, ha ripetuto la stessa condanna di monsignor Nunnari, è partito dalla possibilità cristiana del perdono per giungere all’invito alla conversione».

Nessuna divisione, quindi, sottolineano i presuli: semmai «particolari urgenze ci possono indurre a sottolineare un aspetto piuttosto che un altro».

 

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