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VIBO VALENTIA – Imprenditori agricoli e falsi braccianti ancora nel mirino della Guardia di finanza. Nell’ambito di un’indagine di Polizia Giudiziaria e Tributaria, volte a tutela della Spesa Pubblica Nazionale, i militari della Compagnia, agli ordini del capitano Luca Bonatesta, hanno scoperto una redditizia frode ben studiata ed articolata, messa in pratica da imprenditori agricoli operanti nel vibonese che, mediante la fittizia comunicazione all’Inps di falsi braccianti perpetrata tramite la predisposizione e l’esibizione ad Enti pubblici di atti falsi, o la moltiplicazione esponenziale delle giornate lavorative effettivamente effettuate. Un meccanismo che ha consentito a 195 persone, poi denunciate, di ottenere il pagamento di indennità di disoccupazione, malattia o altri benefici per un importo totale pari a circa un milione di euro in un arco temporale compreso tra il 2006 e il 2010. 

Più in particolare, è emerso che gli ideatori della truffa, avrebbero prodotto all’Ente preposto, atti contenenti firme false, nonché comunicazioni di assunzione di manodopera agricola, tutte a nome e per conto di ignari proprietari dei terreni agricoli adibiti a coltivazioni varie quali uliveti ed agrumeti.    Secondo le risultanze investigative il sistema illecito divenuto spesso prassi consolidata nel contesto economico vibonese, ha permesso di rilevare la fittizia denuncia più di 25.000 “giornate agricole” non realmente effettuate da soggetti che, nel frattempo, svolgevano impunemente altre attività lavorative o semplicemente oziavano percependo redditi dallo Stato.

Un vero e proprio paradiso (da qui il nome dell’operazione: “Campi Elisi”, in riferimento ai mitologici campi fioriti dove si viveva in perenne serenità), per centinaia di soggetti che si vedevano recapitare senza alcuno sforzo ed a discapito di chi nei campi lavora veramente, somme di denaro che, se calcolate nell’insieme di un “sistema di finanziamento all’agricoltura deviato”, raggiungono importi da capogiro. Per gli autori della maxitruffa la segnalazione all’Autorità Giudiziaria dei soggetti autori della stessa, accusati di reati che vanno dal falso ideologico commesso da privato in atto pubblico, alla truffa aggravata, al concorso nel reato.

 

 

 

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