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SELLIA MARINA (Catanzaro) – Ucciso perché intratteneva una relazione sentimentale con la moglie del suo assassino, con il quale, tra l’altro, aveva avuto ripetuti scontri, al punto che il marito della donna era stato rinviato a giudizio per avere incendiato l’abitazione estiva del presunto amante. Sarebbero questi i motivi che hanno portato alla morte di Claudio Rizzuti, 57 anni, dipendente comunale di Petronà freddato in piazza, venerdì pomeriggio, davanti la chiesa madre, con due colpi di fucile esplosi da distanza ravvicinata. In stato di fermo è finito Francesco Rocca, 37 anni, boscaiolo, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo avrebbe agito, secondo quanto ha raccontato lui stesso durante l’interrogatorio, dopo l’ennesimo diverbio con Rizzuti, avvenuto solo qualche ora prima. In quest’occasione, ha detto Rocca ai carabinieri, Rizzuti avrebbe anche estratto una pistola. Una condizione che avrebbe spinto il trentasettenne a lavare il disonore del tradimento e l’oltraggio subito con il sangue, uccidendo platealmente, in piazza, davanti a tutti, il suo rivale. I particolari dell’operazione sono stati illustrati stamani nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nella sede del Comando provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, alla presenza del procuratore di Crotone, Raffaele Mazzotta, competente per territorio; del comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Salvatore Sgroi; del comandante della Compagnia di Sellia Marina, il capitano Giovanni De Nuzzo. Sono state le indagini approfondite avviate subito dopo il delitto, e la successiva acquisizione di un filmato delle telecamere di sicurezza di uno studio commercialistico, a portare gli inquirenti sulla pista giusta. La vittima, anch’essa già nota alle forze dell’ordine, è stata anche trovata in possesso di una pistola calibro 7,65 con il colpo in canna, oltre a due caricatori. Nonostante l’omicidio sia avvenuto in pieno giorno, alle 17, in un momento in cui per strada si trovava tanta gente, nessuno ha fornito elementi utili agli inquirenti.

FAMIGLIA SEGNATA DA UNA STRAGE. In appena otto anni tre componenti della famiglia Rizzuti sono stati ammazzati. Una vera e propria strage che, per i primi due delitti, era maturata nell’ambito della faida della Presila che aveva visto contrapposte le cosche della “montagna” a quelle della “marina”, in una guerra per la spartizione del territorio. Il primo ad essere stato ucciso era stato Claudio Rizzuti, 26 anni, nipote e omonimo del dipendente comunale ucciso ieri. Il suo corpo venne ritrovato carbonizzato, all’interno di un fuoristrada, nelle campagne di Cutro. Due anni dopo toccò al padre del giovane; Vincenzo Rizzuti, 56 anni, venne ammazzato a colpi di lupara mentre, a bordo del suo camion, stava percorrendo la strada provinciale tra Marcedusa e Cutro. In entrambi i casi gli inquirenti parlarono di vendette mafiose. Ieri, infine, l’ultimo delitto. Dove, se dovesse essere confermata l’ipotesi investigativa che ha portato al fermo del sospettato, questa volta non centra la ‘ndrangheta, ma il sangue avrebbe bagnato la Presila per l’ennesima relazione sentimentale “pericolosa”.

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