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STILO – Per oltre trent’anni sono stati un monumento alla speculazione edilizia. Simbolo di illegalità e di arroganza per molti versi. Ma dopo una lunga battaglia giudiziaria gli ecomostri di Stilo, le due villette costruite su un pezzo di spiaggia alla periferia sud di Monasterace, nell’Alto Jonio reggino, hanno conosciuto finalmente la forza dell’escavatore che li ha abbattuti, in un silenzio assordante dei presenti. Per quello di ieri, una sorta di “demolition day”, è stata scelta una data memorabile, facendo coincidere, in qualche modo, anche l’ora d’inizio dell’abbattimento: 12-12-2012, ore 12.

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Una storia, quella delle due villette-ecomostri di Stilo mare, che si trascina da decenni. Oggetto della vicenda gli scheletri abusivi voluti dai Ruga, lo storico clan mafioso di Monasterace con ramificazioni in tutto il comprensorio. Le “villette dei boss”, secondo la documentazione giudiziaria sul clan. Parte di un’area molto più ampia, di circa 25 mila metri quadrati, compresa in massima parte tra la statale jonica e la spiaggia demaniale, che i fratelli Ruga hanno acquistato nel 1981 da un privato, al quale era pervenuto dall’Opera Valorizzazione Sila con patto di riservato dominio. Nello stesso anno i nuovi proprietari hanno chiesto ed ottenuto dal Comune di Stilo una concessione per la realizzazione di un complesso turistico-balneare costituito da dodici villette prefabbricate, piscina, campo da tennis e spazio a verde attrezzato, con la condizione che i manufatti “siano realmente costituiti da prefabbricati ed abbiano carattere di provvisorietà”. Ma alla fine sono spuntati i due villini in cemento armato, costruzioni fermate dall’intervento delle autorità competenti per violazione delle disposizioni urbanistiche e del codice della navigazione. Una storia lunga che è andata avanti tra sequestri giudiziari, blocchi e confische. Esborsi notevoli ritennero i giudici “frutto del reinvestimento di proventi illeciti da parte dei fratelli Ruga”.
Intanto, nel 2009, i due “ecomostri” di Stilo sono rientrati nell’elenco per cui la Regione Calabria aveva previsto appositi finanziamenti per la demolizione e la successiva bonifica del relativo terreno. Nove progetti pilota. Al comune di Stilo per questo motivo vanno assegnati circa 400 mila euro. Si passa all’incarico di progettazione e alla gara d’appalto. I lavori, però, non hanno mai inizio per delle pastoie giudiziarie.
Solo nello scorso mese di luglio gli amministratori giudiziari dei beni hanno trasmesso al comune di Stilo uno stralcio del provvedimento del giudice delegato presso la sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, con il quale si dichiarava il nulla osta alla procedura amministrativa di demolizione dei fabbricati abusivi. Il tempo di rivedere gli incartamenti progettuali, di sanare qualche ostacolo procedurale riscontrato e, finalmente, l’abbattimento.
Una giornata grigia resa un pochino luminosa dall’atto messo in pratica e per le gerbere gialle distribuite dal presidente del consiglio comunale di Stilo, Romina Leotta, a tutti quelli che, sfidando il freddo, sono rimasti qualche ora a sincerarsi che i due ecomostri cadessero sotto i colpi dell’escavatore, tramutati in più di mille metri cubi di macerie.
In prima fila il sindaco di Stilo, Giancarlo Miriello, in fascia tricolore, numerosi altri sindaci del comprensorio della Locride, il consigliere regionale Giuseppe Giordano e Michelangelo Tripodi, colui che, da assessore regionale all’Urbanistica nella giunta Loiero, aveva voluto il programma di bonifica delle aree deturpate dagli ecomostri. Presenti altri amministratori comunali e l’assessore provinciale di Reggio Calabria, Mario Candido, con rappresentanti di altre istituzioni e associazioni ambientaliste, il parroco di Stilo, gente comune e automobilisti curiosi del gran movimento che si è creato sulla statale 110 jonica. Un gran lavoro è stato compiuto dall’Arma dei carabinieri, che già da giorni teneva sotto controllo i luoghi “sensibili” per prevenire eventuali azioni criminose da parte di malintenzionati. E per tutta la giornata hanno presidiato l’area, sotto le direttive degli ufficiali comandanti del Gruppo di Locri, della compagnia di Roccella Jonica, e dei comandi stazione di Monasterace e Stilo. Presenti, inoltre, agenti della polizia di Stato di Siderno e della Capitaneria di porto di Roccella Jonica.
Ora dovrà avvenire l’intervento di riqualificazione e, pare, si farà nel segno del ripopolamento delle tartarughe marine. Ma sull’opera successiva pesa l’ombra dell’ultima sentenza della Cassazione, che ha rimesso in gioco parte dei beni che prima erano stati confiscati.

 

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