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SAN FELE – La fonte è attendibilissima. Stiamo parlando del governatore Vito De Filippo. Il contesto è quello della conferenza di fine anno di qualche giorno fa. Il presidente della Giunta, tra i meriti dei lucani, elenca anche quello di essere dei grandi risparmiatori. Dato, tra l’altro, riportato alla fine dello scorso anno anche dalle agenzie nazionali. La notizia, ovviamente, non è questa. De Filippo nel parlare della questione cita un caso ben preciso. A San Fele, a detta del governatore, ci sono “risparmi” per circa 250 milioni di euro. Una cifra enorme per un paese con poco più di 3.000 abitanti. La notizia sarebbe stata comunicata al presidente (è lui stesso ad averlo riferito in conferenza stampa) da un dipendente delle poste durante una cena a San Fele. A dir la verità a quel tavolo c’erano diverse persone. Era il luglio del 2012 ed era appena finito il convegno “Crisi e fiducia. Storia dell’Italia che non si è arresa” animato dallo stesso governatore e dallo storico Giordano Bruno Guerri. E’ durante quella serata che il dipendente delle poste “avrebbe” svelato questa singolare curiosità. In paese alcuni confermano, altri “sminuiscono” il valore del risparmio facendolo scendere a 200 milioni. Una cifra comunque importante in un contesto economico tutt’altro che esaltante. Una fonte autorevole, conoscitore della realtà sociale ed economica del paese, ci spiega che il dato è certamente plausibile e spiegabile. Prima di tutto San Fele “storicamente” è un paese di risparmiatori. A questa indole (tipica comunque della maggior parte delle comunità lucane) si aggiunge un altro dato storico: l’emigrazione. Sono in molti, infatti, i cittadini (un dato: nel 1951 a San Fele c’erano quasi 8.000 abitanti) che avendo fatto fortuna all’estero (Svizzera, Germania ma anche Australia) avrebbero deciso (si parla sempre di ipotesi) di spedire i propri risparmi presso gli istituti di credito locali facendone crescere di conseguenza la quantità. Si potrebbero giustificare così le cifre di cui ha parlato De Filippo. Cifre che proietterebbero San Fele tra i paesi più “ricchi” d’Italia. 

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