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COSENZA – Al furto credono in pochi. Chi è entrato nella chiesa di San Martino Vescovo e ha portato via il tabernacolo con dentro le ostie consacrate ha voluto probabilmente compiere uno sfregio alla fede. Il raid è stato scoperto martedì mattina e denunciato ai carabinieri. E così il paese di San Martino di Finita è piombato in un incubo, che sa di scomunica e in lontananza puzza anche di zolfo satanico. «Chi sa parli, perché altrimenti sarà complice di un peccato molto grave» dice don Emanuele Mastrilli, giovane parroco che si è trovato a fare i conti con la vicenda e ora chiede collaborazione nella gente. Per gli autori del gesto, invece, c’è la scomunica. Lo ricorda una nota della curia di Cosenza, citando il diritto canonico: “Chi getta via le specie consacrate oppure le porta via o le ritiene a scopo sacrilego, incorre nella scomunica Latae Sententiae riservata alla Sede Apostolica”. Significa che il fatto è talmente grave che solo il pontefice potrebbe poi decidere di rimuovere la scomunica.

«Sono ancora in tempo: riportino indietro le ostie» afferma don Emanuele, che aggiunge: «Lo dico per chi ha compiuto questo gesto: si convertano, perché questa vicenda può segnare per sempre le loro vite». Non è la prima volta che nella zona avvengono fatti del genere. C’è chi ricorda, ad esempio, quanto successoa Sartano, con il furto nella Chiesa di San Domenico. L’ipotesi che dietro questi gesti si nasconda il satanismo viene considerata credibile. A San Martino di Finita sono stati rivoltati anche armadi e cassetti della sacrestia, come se si fossero cercati oggetti di valore che però in chiesa non c’erano. Ma nemmeno il tabernacolo aveva un grande valore economico e invece per scavarlo via dalla parete è stato impiegato tanto tempo. 

«Tale atto, che si è anche ripetuto poche volte nella nostra diocesi, desta la nostra indignazione e quella del popolo di Dio – ha dichiarato l’arcivescovo Salvatore Nunnari – ed impegna le nostre comunità parrocchiali ad una vigilanza ed una maggiore custodia del bene più prezioso della Chiesa, Cristo nostro Signore veramente e realmente presente nel Sacramento dell’Altare». Venerdì alle 17 e 30 il presule sarà in paese per celebrare la Messa, alle 18, insieme a don Emanuele. Non nella chiesa dedicata al patrono: quella resterà chiusa «fino a data da destinarsi». «Non è stata proclamata l’interdizione ma si è voluto dare il segno di quanto sia grave ciò che è successo» spiega il parroco. E così ci si ritroverà nella chiesa della Beata Vergine Maria della Misericordia. Il luogo più adatto per un paese che vuole purificarsi.

 

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