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 «E ora  la testa dei politici»
Cemento, petrolio,  clientele e  malaffareOra a denunciarlo è il secondo partito lucano 
di MARIATERESA LABANCA
POTENZA – Un attacco feroce, un condensato di accuse, in un crescendo di indignazione e rabbia. Destinatario: la casta politica lucana. Firmato: i grillini. E’ l’ultimo atto dell’annunciato assalto al Palazzo. E questa volta l’avviso  ha la forma di una lettera aperta. E’ rivolta a tutta la classe dirigente lucana, senza distinzione di bandiera. Il messaggio è lo stesso per tutti: fate un passo indietro, dimissioni immediate. Altro che rimpasto. E’ esasperazione quella che evoca il loro linguaggio: «Siete una piovra che strangola i lucani. I vostri mille tentacoli avvinghiano in una morsa letale tutta la vostra vita», è l’incipit del documento. L’attacco non risparmia nessuno. Tutti inchiodati alle proprie responsabilità. Dagli affari del cemento, all’emergenza emergenza rifiuti, fino agli scempi ambientali, alla politica clientelare e ai paradossi del petrolio. Bisogna dirla tutta: non sono accuse nuove. Sono quelle con cui il Quotidiano riempie da sempre pagine e pagine. In molti casi si tratta di spunti chiaramente tratti dalle inchieste di questo giornale o dalle denunce di qualche temerario senza seguito. Non sempre si è riusciti a scalfire una certa politica trincerata dietro l’arroganza di chi sa di avere dalla propria parte il consenso. La vera novità che contiene  questo affronto è che arriva da quel movimento emerso come prima forza politica in molte realtà lucane, le più importanti. E che è riuscita a erodere consensi al maggiore partito lucano, mettendolo in profonda crisi.
A chiedere la testa della politica lucana non è il singolo che parla a nome di un partito o di un comitato che non conta più di cinque componenti. Ma una nuova forza che ha conquistato anche i luoghi della inespugnabile Basilicata. Quelle città «devastate dalle tonnellate di cemento», con i viali “sommersi dai rifiuti”, le discariche “fuori legge” e  ospedali e università inadeguati per precisa responsabilità di quella politica che ha messo le proprie grinfie su tutto e tutti. «Persino sulle ditte di pulizia», ricordano loro. E poi la ferita più grande: “quelle valli violentate e trivellate in cambio di pochi spiccioli”. L’Arpab ha mentito mentre la contaminazione delle acque andava avanti, e ora si combatte chi vuole renderlo pubblico. Ma soprattutto i grillini attaccano quella politica clientelare con cui sono state occupate tutte le istituzioni a scapito del loro corretto funzionamento. 
Gli uomini di partito occupano i Consorzi industriali, le Comunità montane, le agenzie regionali e i tribunali; «i vostri amici dirigono inutili e costosi corsi di formazione, le vostre mogli lavorano in aziende in affari con l’Eni.  I vostri fratelli sono stipendiati dall’Apt regionale; la nostra unica università è inefficiente ed in perenne sofferenza. Avete piazzato i trombati dei vostri partiti in importanti società regionali come Agrobios, Società elettrica e TecnoParco». I grillini alzano la voce contro i «galoppini inseriti» nei concorsi pubblici e in Acquedotto lucano; contro le penne più critiche della stampa assunte in Regione. I Consorzi di bonifica al collasso con amministratori incapaci e cumuli di debiti. Le strade disastrate, mezzi pubblici scarsi e una sola linea ferroviaria. Le aree industriali di Tito e della Valbasento trasformate in «putridi valli deserte». Risorse europee sperperate e mal utilizzate. Ognuno attento a curare il proprio orticello clientelare, «fra pompieri,   palazzinari e indagati  per mafia». Ne hanno per il Pd ma anche per il Pdl «incapace, connivente e complice», unito alle forze di maggioranza in uno «sporco gioco consociativo». 
E ancora indagati e imbroglioni inseriti nelle liste. «Avete bocciato con 21 voti contrari la nostra proposta di legge ZeroPrivilegi che oggi rincorrete». Quindi l’appello: «Andatevene. Con sentimento di vergogna». Nel frattempo incombe la questione Fenice. Oggi si incontreranno a Matera per decidere come passare dalle parole ai fatti. E oltre all’assedio alla Regione con un presidio fisso e un’eventuale fiaccolata, i grillini, così come proposto nei giorni scorsi, annunciano: il caso Fenice sarà oggetto di un’interrogazione a Palazzo Madama. L’impegno arriva dal neo senatore materano, Vito Petrocelli che dal forum del Movimento 5 stelle annuncia pure «tempi rapidi». 
E’ mobilitazione generale del movimento di Grillo contro l’inceneritore di Melfi ma soprattutto contro «lo scaricabarile di responsabilità politiche» a cui si è assistito anche negli ultimi giorni. Dopo che l’attesa discussione in Consiglio sulla relazione della Commissione regionale d’inchiesta presieduta da Nicola Pagliuca si è chiusa con un un nulla di fatto e un rinvio al prossimo martedì. Giorno in cui una delegazione M5S prenderà parte ai lavori in aula mentre fuori andrà avanti il presidio, a oltranza.  E’ l’inizio dell’assedio.
m.labanca@luedi.it

POTENZA – Un attacco feroce, un condensato di accuse, in un crescendo di indignazione e rabbia. Destinatario: la casta politica lucana. Firmato: i grillini. E’ l’ultimo atto dell’annunciato assalto al Palazzo. E questa volta l’avviso  ha la forma di una lettera aperta. E’ rivolta a tutta la classe dirigente lucana, senza distinzione di bandiera. Il messaggio è lo stesso per tutti: fate un passo indietro, dimissioni immediate. Altro che rimpasto. E’ esasperazione quella che evoca il loro linguaggio: «Siete una piovra che strangola i lucani. I vostri mille tentacoli avvinghiano in una morsa letale tutta la vostra vita», è l’incipit del documento. L’attacco non risparmia nessuno. Tutti inchiodati alle proprie responsabilità. Dagli affari del cemento, all’emergenza emergenza rifiuti, fino agli scempi ambientali, alla politica clientelare e ai paradossi del petrolio. 


Bisogna dirla tutta: non sono accuse nuove. Sono quelle con cui il Quotidiano riempie da sempre pagine e pagine. In molti casi si tratta di spunti chiaramente tratti dalle inchieste di questo giornale o dalle denunce di qualche temerario senza seguito. Non sempre si è riusciti a scalfire una certa politica trincerata dietro l’arroganza di chi sa di avere dalla propria parte il consenso. La vera novità che contiene  questo affronto è che arriva da quel movimento emerso come prima forza politica in molte realtà lucane, le più importanti. E che è riuscita a erodere consensi al maggiore partito lucano, mettendolo in profonda crisi.A chiedere la testa della politica lucana non è il singolo che parla a nome di un partito o di un comitato che non conta più di cinque componenti. Ma una nuova forza che ha conquistato anche i luoghi della inespugnabile Basilicata. Quelle città «devastate dalle tonnellate di cemento», con i viali “sommersi dai rifiuti”, le discariche “fuori legge” e  ospedali e università inadeguati per precisa responsabilità di quella politica che ha messo le proprie grinfie su tutto e tutti. «Persino sulle ditte di pulizia», ricordano loro. E poi la ferita più grande: “quelle valli violentate e trivellate in cambio di pochi spiccioli”. L’Arpab ha mentito mentre la contaminazione delle acque andava avanti, e ora si combatte chi vuole renderlo pubblico. Ma soprattutto i grillini attaccano quella politica clientelare con cui sono state occupate tutte le istituzioni a scapito del loro corretto funzionamento. Gli uomini di partito occupano i Consorzi industriali, le Comunità montane, le agenzie regionali e i tribunali; «i vostri amici dirigono inutili e costosi corsi di formazione, le vostre mogli lavorano in aziende in affari con l’Eni.  I vostri fratelli sono stipendiati dall’Apt regionale; la nostra unica università è inefficiente ed in perenne sofferenza. Avete piazzato i trombati dei vostri partiti in importanti società regionali come Agrobios, Società elettrica e TecnoParco».


I grillini alzano la voce contro i «galoppini inseriti» nei concorsi pubblici e in Acquedotto lucano; contro le penne più critiche della stampa assunte in Regione. I Consorzi di bonifica al collasso con amministratori incapaci e cumuli di debiti. Le strade disastrate, mezzi pubblici scarsi e una sola linea ferroviaria. Le aree industriali di Tito e della Valbasento trasformate in «putridi valli deserte». Risorse europee sperperate e mal utilizzate. Ognuno attento a curare il proprio orticello clientelare, «fra pompieri,   palazzinari e indagati  per mafia». Ne hanno per il Pd ma anche per il Pdl «incapace, connivente e complice», unito alle forze di maggioranza in uno «sporco gioco consociativo». E ancora indagati e imbroglioni inseriti nelle liste. «Avete bocciato con 21 voti contrari la nostra proposta di legge ZeroPrivilegi che oggi rincorrete». Quindi l’appello: «Andatevene. Con sentimento di vergogna». Nel frattempo incombe la questione Fenice. Oggi si incontreranno a Matera per decidere come passare dalle parole ai fatti. E oltre all’assedio alla Regione con un presidio fisso e un’eventuale fiaccolata, i grillini, così come proposto nei giorni scorsi, annunciano: il caso Fenice sarà oggetto di un’interrogazione a Palazzo Madama. L’impegno arriva dal neo senatore materano, Vito Petrocelli che dal forum del Movimento 5 stelle annuncia pure «tempi rapidi». E’ mobilitazione generale del movimento di Grillo contro l’inceneritore di Melfi ma soprattutto contro «lo scaricabarile di responsabilità politiche» a cui si è assistito anche negli ultimi giorni. Dopo che l’attesa discussione in Consiglio sulla relazione della Commissione regionale d’inchiesta presieduta da Nicola Pagliuca si è chiusa con un un nulla di fatto e un rinvio al prossimo martedì. Giorno in cui una delegazione M5S prenderà parte ai lavori in aula mentre fuori andrà avanti il presidio, a oltranza.  E’ l’inizio dell’assedio.

 

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