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POTENZA – La via crucis per la politica lucana non è finita con il venerdì santo. Dopo la breve pausa delle vacanze Pasquali,  per il presidente De Filippo la prossima settimana si riaprirà con lo stesso complicato calvario: come risolvere la questione del riassetto di giunta.  

Un nodo ancora da sciogliere nonostante il rimpasto fosse stato annunciato nell’immediato post voto. In molti si aspettavano un colpo di scena a sorpresa che invece non c’è stato. L’ipotesi di un esecutivo in tempi brevi prospettata  dopo le Politiche ha dovuto fare i conti con l’estrema complessità della situazione. Nel frattempo sono cambiate anche le linee guida. Sembra essersi ormai quasi definitivamente arenata l’idea di una giunta di soli tecnici caldeggiata inizialmente del governatore. Ipotesi
che da un alto avrebbe regalato qualche punto in più in termini di immagine, in un momento in cui l’insofferenza per i partiti tradizionali è al massimo. E che dall’altro avrebbe consentito di superare il punto interrogativo dei risvolti dell’inchiesta giudiziaria in corso sui consiglieri regionali. 

Ma alla fine il governatore sembra  aver ceduto alle pressioni delle altre forze di coalizione, propendendo per una soluzione che appare più orientata agli interni. Ma non è detto che il rimpasto arrivi di qui a breve. Sembra che l’area ex Ds del partito stia chiedendo al presidente di rinviare, andare avanti con lo stesso esecutivo, almeno
fino a giugno. Data che si accavallerebbe con l’approvazione in prima battuta dello Statuto regionale. 

Ma che soprattutto consentirebbe di guadagnare tempo utile per rintracciare soluzioni alternative al sacrificio più doloroso che l’area Folino-Speranza, in caso di una giunta di interni, si troverebbe a fare: la mancata riconferma di Attilio Martorano, già salvato nell’ultimo rimpasto. 

Chiaramente in questo momento la priorità per De Filippo,  con l’ex presidente del Consiglio e il segretario del partito ormai in Parlamento, è costruire equilibri e rapporti di forza con chi glie ne chiede conto sul territorio. Una partita complicata, quasi in questo caso. Soprattutto dopo la riduzione degli assessori, passati da sei a quattro, che inevitabilmente  lascia qualcuno insoddisfatto. Innanzitutto c’è una coalizione da ridisegnare, anche in vista dei profondi mutamenti che hanno interessato la composizione i Consiglio regionale dopo le elezioni politiche.  

A rivendicare un posto al sole ci sono per esempio i socialisti, che dopo aver rinunciato a presentare una lista propria per la corsa in Parlamento, chiedono ora una “promozione” in Giunta. Anche Sel e Udc, soprattutto quest’ultima, ambiscono all’assessorato. Due partiti, però,  con una una delicata situazione interna, a rendere i giochi ancora più complicati. Per  Sinistra ecologia e libertà, il solo consigliere regionale in carica si trova in palese rotta di collisione con la parte uscita vincente dal voto di febbrai. L’Udc – ormai commissariata – può contare sulle due new entry Franco Mollica e Roberto Falotico che potrebbero rappresentare il post Mancusi, ma non è chiaro con quale grado di consenso politico interno all’Unione. Poi c’è Nicola Benedetto, il consigliere materano eletto in Consiglio con l’Idv, poi candidato nel Centro democratico della dimissionaria Vilma Mazzocco, che oggi è confluito nel gruppo misto. Tutti fattori delicata da conciliare per altro con quella richiesta di soluzione di “alto profilo” che dopo il voto di febbraio ora anche una parte sostanziosa del Pd chiede.

Certo è che la soluzione di un esecutivo di assessori interni non contempla la possibilità che a farne parte possa essere una donna. Questi gli stringenti margini entro cui dovrà De Filippo dovrà trovare una soluzione per evitare una crocifissione annunciata.

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