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ROMA – Un passo a destra e uno a sinistra. Pur di uscire da questa difficile situazione di stallo, ora il Pd (quello nazionale) guarda al nemico storico degli ultimi vent’anni: Berlusconi.
E a dirlo chiaramente è il capogruppo di Bersani alla Camera, il lucano Roberto Speranza. 
In una intervista – firmata da Monica Guerzoni – concessa al Corriere della Sera, il braccio destro di Bersani spiega quello che, evidentemente, sarà il prossimo esperimento del Pd: se Grillo risponde picche, infatti, bisognerà pur trovare una strada. E così si legge Speranza dire la frase: «La legittimazione di Berlusconi arriva dai voti, i nostri non sono di serie A e i loro di serie B». 
Berlusconi non è più il demonio, quindi. «Il tema del dialogo – dice Speranza – è fuori discussione, Bersani stesso si è detto disponibile a incontrare l’ex premier. Il punto è l’esito, la formula politica. Alla domanda di cambiamento emersa dal voto bisogna rispondere con una traiettoria adeguata, non con una formula sbagliata, di arroccamento contro le forze antisistema». E non si esclude la possibilità di «fare un governo con ministri del Pd e del Pdl».  
Una strada, del resto, già proposta dall’ex segretario del Partito democratico Dario Franceschini, che ha affermato: «Di fronte ai problemi del Paese serve un atto di coraggio: non ho proposto un governissimo con la Bindi e La Russa, ma un governo di transizione sostenuto da avversari per fare cose urgenti come la legge elettorale o provvedimenti di sostegno all’economia». 
Una posizione, quella di Franceschini, che era stata letta come una rottura con il gruppo dirigente del Pd. 
Assolutamente non è così, secondo Speranza. «La sua posizione – spiega – sta dentro una riflessione che il gruppo dirigente ha avviato da settimane e assume un punto di vista con più coraggio. Immaginare che sia una parte a scegliere chi comanda nell’altra non è nel novero delle cose reali». Ma questa apertura non poteva passare sotto silenzio. Soprattutto perché, proprio qui in Basilicata, c’era chi proponeva al partito un cambiamento reale, evitando tatticismi, dopo il deludente risultato delle Politiche.
In particolare si era alzata forte la voce del presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza. Ed è proprio lui, in un tweet, a esplicitare una domanda che, al momento si fanno un po’ tutti gli elettori di centrosinistra: «la radicalità delle scelte su riforma dello Stato, legge elettorale e costi della politica escludeva il dialogo con B?».
Cosa è cambiato? In campagna elettorale il Cavaliere era il nemico pubblico numero uno, quello con il quale sarebbe stato impossibile anche solo chiacchierare. E oggi si pensa di costruire proprio con lui un percorso politico per riformare il Paese e le sue leggi? 
E se è vero che «non ci sono voti di serie A e voti di serie B», è pur vero che ci sono elettori di destra e di sinistra. Inutile ricordare a Speranza (e a Bersani) che il Movimento 5 Stelle ha strappato consensi soprattutto tra gli elettori del centro-sinistra, evidentemente scontenti dall’attuale dirigenza. 
Ma probabilmente il problema del Pd è sempre interno e, in questo momento, si chiama Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze – sicuramente più popolare di Bersani – viene visto dall’interno come un pericolo da arginare. E superarlo a destra sembra essere la strada più semplice. E Lacorazza infatti sottolinea   così «Speranza spiazza i renziani». 
Ma non è solo Lacorazza a mostrare – seppur garbatamente – un certo scetticismo. 
Sulla rete, infatti, si ironizza sul cambio di marcia: «È fatta. ha girato il volante, ha scalato la marcia e dato un acceleratina. Speriamo ci sia benzina». E ancora «comunque con l’apertura di Speranza a Berlusconi si risolverà per sempre il problema della divisione della sinistra italiana».
«La benzina? – risponde ironico Salvatore Margiotta – Ce la metteremo…magari con il bonus lucano». 
E comunque – e sembra quasi una minaccia – «i risvolti lucani, saranno ancora più divertenti e stimolanti. 
Per chi abbia mente libera e aperta, e un po’ di coraggio». Parola di Margiotta.

 

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