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di VALERIO PANETTIERI
DOVUNQUE si va è sempre la solita storia: «Non è possibile vedere ragazzini
ubriachi nei vicoli del centro storico» e ancora «è offensivo», «nessuno
pensa alla loro salute», «che fine ingloriosa per Potenza». Incredibile, da
queste parti nessuno ha mai comprato qualcosa di alcolico fino ai 18 anni.
Non si è mai imbucato ad una festa con il rischio di tornare in ambulanza,
non ha mai alzato il gomito in maniera pericolosa di nascosto dai genitori.
Potenza da questo punto di vista sembra essere chiusa a doppia mandata
dall¹interno in un bunker fatto di benessere, silenzi e buon pensiero.
Quest¹anno il pranzo dei portatori sarà vietato ai minori di 18 anni, niente
alcool ai più giovani. Nessun divieto, nessuna scelta obbligata, solo il
rispetto della legge che consente la vendita di alcolici ai minorenni
(perché in Italia è legale vendere alcolici ad un sedicenne) soltanto agli
³autorizzati², ovvero bar, locali, discoteche e chiunque sia in possesso di
una regolare licenza. Per il resto no, il pranzo dei Portatori, visto che
non è fatto da ³professionisti² non può promuovere la vendita di alcolici ai
minorenni. Va bene, ci sta, è un gesto di autotutela per evitare di cadere
nuovamente nella trappola dei controlli della Municipale, che cercherà di
contenere i pericolosi leoni in gabbia offuscati dal divino Bacco, pronti a
devastare il centro storico. Insomma, quest¹anno per i ragazzetti vomitoni
c¹è il rischio che oltre alla ramanzina dei genitori, sempre pronti a
prendersela con gli organizzatori di anno in anno, ci sia anche il pericolo
di finire multati per tre bicchieri di vino. Ecco allora che l¹associazione,
per tutela, ha deciso di bandire ai giovanissimi gli alcolici. Certo, siamo
nel rispetto assoluto della legge ma a che pro? Cosa si guadagna con questo
compromesso ³storico²? Nulla, al massimo si perde e non poco.
In fondo che cosa è la festa dei Portatori se non un modo per ³modernizzare²
San Gerardo? È una scelta popolare che guarda all¹anima della festa, quella
che in tutto il sud Italia è prassi assoluta. Una sorta di rovesciamento
carnascialesco, un momento per uscire fuori dagli schemi e festeggiare anche
la propria identità. Certo, questo si può fare anche alzando il gomito,
sporcarsi un po¹ e allargare i colletti inamidati pronti per ogni occasione.
Diciamo che questo divieto ai minori è una sconfitta a priori sotto diversi
aspetti: il primo è che dopo anni di costanti pressioni sulla questione
Portatori c¹è un primo risultato ³normalizzatore² che di fatto
istituzionalizza un momento di festa di ³liberazione², il secondo riguarda
il futuro di questa festa. Non c¹è nulla di moderno né tantomeno di
contadino. Le feste contadine, spesso legate al santo patrono, sono feste
dell¹abbondanza, dell¹allontanamento, almeno una volta, delle fatiche. Tutti
fermi allora, ne va della salute di giovani innocenti che magari a scuola,
nei bagni, il sabato sera, collezionano cartoni di vino sfuso e brindano
alla salute di genitori astemi.
Eppure per Potenza questa storia del vino è veramente da abolire, perché un
divieto preventivo per evitare i ³soliti² guai equivale ad una sconfitta che
livella ancora una volta lo spirito della festa. Meglio nascondersi che
pensare alla possibilità di consumare responsabilmente, mettere a
disposizione tutto il possibile per calmare i più ebbri, creare spazi di
tolleranza. Lo diciamo perché a noi piace quel ³vietato vietare² che tanto
fa infuriare i tradizionalisti. Eppure stavolta, cari ragazzi, se volte bere
qualcosa le uniche possibilità che avrete sono l¹accompagnamento dei
genitori o qualche amico che vi tenga sotto controllo come un professore ad
una gita scolastica.

 

DOVUNQUE si va è sempre la solita storia: «Non è possibile vedere ragazzini ubriachi nei vicoli del centro storico» e ancora «è offensivo», «nessuno pensa alla loro salute», «che fine ingloriosa per Potenza». Incredibile, da queste parti nessuno ha mai comprato dalla prima qualcosa di alcolico fino ai  18 anni. Non si è mai imbucato ad una festa con il rischio di tornare in ambulanza, non ha mai alzato il gomito in maniera pericolosa di nascosto dai genitori. Potenza da questo punto di vista sembra essere chiusa a doppia mandata dall’interno in un bunker fatto di benessere, silenzi e buon pensiero. Quest’anno il pranzo dei portatori sarà vietato ai minori di 18 anni, niente alcool ai più giovani. Nessun divieto, nessuna scelta obbligata, solo il rispetto della legge che consente la vendita di alcolici ai minorenni (perché in Italia è legale vendere alcolici ad un sedicenne) soltanto agli “autorizzati”, ovvero bar, locali, discoteche e chiunque sia in possesso di una regolare licenza. Per il resto no, il pranzo dei Portatori, visto che non è fatto da “professionisti” non può promuovere la vendita di alcolici ai minorenni. 

Va bene, ci sta, è un gesto di autotutela per evitare di cadere nuovamente nella trappola dei controlli della Municipale, che cercherà di contenere i pericolosi leoni in gabbia offuscati dal divino Bacco, pronti a devastare il centro storico. Insomma, quest’anno per i ragazzetti vomitoni c’è il rischio che oltre alla ramanzina dei genitori, sempre pronti a prendersela con gli organizzatori di anno in anno, ci sia anche il pericolo di finire multati per tre bicchieri di vino. Ecco allora che l’associazione, per tutela, ha deciso di bandire ai giovanissimi gli alcolici. Certo, siamo nel rispetto assoluto della legge ma a che pro? Cosa si guadagna con questo compromesso “storico”? Nulla, al massimo si perde e non poco. In fondo che cosa è la festa dei Portatori se non un modo per “modernizzare” San Gerardo? 

È una scelta popolare che guarda all’anima della festa, quella che in tutto il sud Italia è prassi assoluta. Una sorta di rovesciamento carnascialesco, un momento per uscire fuori dagli schemi e festeggiare anche la propria identità. Certo, questo si può fare anche alzando il gomito, sporcarsi un po’ e allargare i colletti inamidati pronti per ogni occasione. Diciamo che questo divieto ai minori è una sconfitta a priori sotto diversi aspetti: il primo è che dopo anni di costanti pressioni sulla questione Portatori c’è un primo risultato “normalizzatore” che di fatto istituzionalizza un momento di festa di “liberazione”, il secondo riguarda il futuro di questa festa. Non c’è nulla di moderno né tantomeno di contadino. Le feste contadine, spesso legate al santo patrono, sono feste dell’abbondanza, dell’allontanamento, almeno una volta, delle fatiche. Tutti fermi allora, ne va della salute di giovani innocenti che magari a scuola, nei bagni, il sabato sera, collezionano cartoni di vino sfuso e brindano alla salute di genitori astemi. Eppure per Potenza questa storia del vino è veramente da abolire, perché un divieto preventivo per evitare i “soliti” guai equivale ad una sconfitta che livella ancora una volta lo spirito della festa. Meglio nascondersi che pensare alla possibilità di consumare responsabilmente, mettere a disposizione tutto il possibile per calmare i più ebbri, creare spazi di tolleranza. Lo diciamo perché a noi piace quel “vietato vietare” che tanto fa infuriare i tradizionalisti. Eppure stavolta, cari ragazzi, se volte bere qualcosa le uniche possibilità che avrete sono l’accompagnamento dei genitori o qualche amico che vi tenga sotto controllo come un professore ad una gita scolastica. 

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