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POTENZA – Il via libera in Consiglio regionale risale già allo scorso aprile, quando è stato approvato il cosiddetto “collegato alla finanziaria”. Ma a molti l’ultima chicca “made in viale Verrastro” era sfuggita, visto che la norma è stata ben nascosta dentro una disposizione che parla di prevenzione della cecità. E invece chi l’ha messa dentro, tra le altre cose da approvare, c’ha visto molto lungo. Il provvedimento in questione prevede che l’azienda sanitaria di Potenza si faccia carico degli oltre dieci contratti di lavoro di diritto privato del personale della Sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità. Alla faccia delle norme che regolano le assunzioni all’interno della pubblica amministrazione. E di chi magari è in attesa di un concorso.

Una vera e propria via privilegiata per le unità che vengono dall’Agenzia di cui si farà carico l’Asp. O meglio, la Regione Basilicata visto che – come previsto espressamente dall’articolo 16 della legge regionale numero 7 del 16 aprile scorso – l’ente sposterà la dotazione strumentale e le risorse finanziarie non ancora utilizzate dalla Siacp all’Azienda sanitaria di Potenza. L’articolo della norma  in questione precisa pure che “l’Asp subentra nei contratti di lavoro di diritto privato del personale in essere alla data di entrata in vigore della legge, senza che ciò costituisca l’instaurarsi di un rapporto di pubblico impiego”. Ma il punto è: l’azienda sanitaria non dovrebbe, in qualità di pubblica amministrazione, procedere al reclutamento di nuovo personale solo tramite concorso pubblico? La Funzione Pubblica della Cgil di Potenza esprime «profondo sconcerto».   «Il Consiglio Regionale, in questo modo – si legge in una nota –  ha deciso di perpetrare l’ennesima grave violazione in materia di accesso al pubblico impiego. È assurdo che si continui ad ignorare che esistono regole che disciplinano le assunzioni nel pubblico, a partire dall’articolo 97 della Costituzione che prevede l’accesso per concorso, ed è assurdo verificare che il legislatore regionale continui a trattare il pubblico come se fosse “casa propria”. Come Funzione Pubblica della Cgil – si legge ancora – siamo indignati e davvero non tolleriamo che si possano continuare a perpetrare violazioni così gravi». Il sindacato chiede quindi il ritiro dell’articolo 16, diffidando l’Azienda sanitaria di Potenza dal dare attuazione alla  disposizione.

La Fp Cgil annuncia pure che nei prossimi giorni valuterà le iniziative da intraprendere per impedire «che si consumi questo ennesimo scempio ivi comprese le necessarie iniziative giudiziarie». Lo stesso fatto che la norma sia stata fatta passare in Consiglio con una sorta di camuffamento, e che l’azienda sanitaria non abbia inteso promuovere nessun confronto con le parti sindacali sul passaggio dei circa dieci lavoratori interessati, la dice lunga su quella che ha tutta l’aria di essere una scorciatoia costruita ad hoc. Che ricorda molto quello che solo qualche mese fa è accaduto per i lavoratori della ex Agrobios di Metaponto, società oggi in liquidazione. Una legge approvata in Consiglio ha consentito a quelle unità di transitare all’interno dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale, che, al pari della Regione, sarebbe tenuta ad assumere solo attraverso concorsi pubblici. Tutta la vicenda aveva sollevato non poche polemiche, soprattutto da parte dei vincitori di concorso ancora non assunti. Allora si giustificò la cosa con il carattere dell’emergenza che aveva la vertenza Agrobios. Ma quanto è accaduto in Consiglio regionale, lo scorso 16 aprile, per i lavoratori della Sezione italiana dell’Agenzia internazionale della prevenzione della cecità, testimonia che, trovato l’escamotage per derogare alle normative vigenti in materia, in viale Verrastro hanno pensato bene di ripeterlo alla prima occasione. Senza troppi scupoli per una previsione normativa veramente molto discutibile.  

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