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VUOI che venga a casa a visitarti? E allora manda qualcuno con la macchina a prendermi.
Ecco, sintetizzata al massimo, l’incredibile risposta che una fisiatra dell’Asp avrebbe riservato ad un paziente che aspetta da mesi di vedersi rinnovate le sedute di fisioterapia. Una risposta quanto meno singolare, che diventa inaccettabile se ad aver bisogno della visita domiciliare, regolarmente prescritta e pagata, è un anziano affetto da ictus. E’ questo, per come egli stesso lo ha raccontato al vostro cronista, il caso di Michele Costa, 84 anni, al quale l’ictus che l’ha colpito circa 33 anni fa ha ridotto notevolmente l’uso di gambe e braccia ma non la lucidità mentale e la voglia di lottare per reclamare i suoi sacrosanti diritti.
Una vicenda paradossale che chiama in causa, in tutta evidenza, la scarsa attenzione che, in generale, la società di oggi riserva alle fasce deboli della popolazione, anziani in primis, complici anche le ormai consolidate difficoltà di bilancio della sanità calabrese con i conseguenti tagli sul piano della quantità e qualità dei servizi. L’interessato rivolge tramite il Quotidiano, un pressante appello al commissario dell’Asp Maria Bernardi la cui risposta, come vedremo, non si è fatta attendere. Ma andiamo con ordine.
Michele Costa abita a Longobardi, praticamente ad un tiro di schioppo da Vibo. Riconosciuto invalido al cento per cento, si muove lentamente e con evidente difficoltà, appoggiato alla sua fida stampella, un braccio praticamente inerte, retaggio dell’ictus che l’ha colpito nel febbraio del 1980: «All’inizio l’Asp mi dava parecchie sedute domiciliari di fiosoterapia ma poi, negli anni, le ha progressivamente diminuite. Da ultimo mi hanno concesso appena due cicli mensili di otto sedute, con la fisioterapista che viene a casa due volte la settimana».
Quest’anno però, così gli hanno comunicato a febbraio dall’azienda sanitaria, le norme sono cambiate: per avere ancora diritto a quelle poche prestazioni Costa doveva sottoporsi a visita di controllo, il che ha suscitato la sua reazione: «Beh – racconta con divertita quanto amara ironia – forse pensano che qui da me è venuto S. Michele a farmi il miracolo… Malato ero e, purtroppo, malato rimango, anzi senza fisioterapia, data l’età, le mie condizioni, già molto precarie, peggiorerebbero in breve tempo».
In ogni caso, che ci vuoi fare, queste sono le norme e dunque vanno rispettate. «Da febbraio – riprende a raccontare – sono passati più di quattro mesi prima che l’Asp mi comunicasse la data della visita». A quel punto, e siamo a qualche settimana addietro, Costa, facendo di necessità virtù, chiede al suo medico curante la relativa prescrizione per la visita domiciliare e paga anche il ticket di 31,60 euro: «Di questo – commenta puntigliosamente polemico, come solo gli anziani sanno essere – voglio “ringraziare” il presidente Scopelliti: la Regione non si vergogna di far pagare il ticket anche alle persone anziane come me?».
Quando comunque tutto sembrava risolto, ecco invece un altro problema che fa indubbiamente riflettere e che, ammette, ha lasciato completamente basiti lui e i suoi familiari: l’Asp vibonese non dispone di un fisiatra sul proprio territorio per cui all’incombenza provvede, grazie ad un’apposta convenzione, una dottoressa dell’Asp di Catanzaro. «Quando però abbiamo parlato con lei, non volevamo credere alle nostre orecchie. Al telefono con mio figlio lei infatti ha detto: io vengo a visitare suo padre ma dovete venire voi a prendermi in macchina… Io avrei voluto chiederle: ma lei a Vibo con cosa ci viene, con il bus? A mio figlio ha spiegato che per le visite domiciliari è l’Asp che deve metterle a disposizione una macchina ma l’azienda non ne ha di disponibili…».
La fisiatra ha chiesto se non c’era qualche figlio o familiare che potesse andare a prenderla. «Poiché i miei due figli erano al lavoro lei ha spostato la visita di una settimana, al mercoledì successivo, ma sfortunatamente per un imprevisto di lavoro neanche questa volta è stato loro possibile liberarsi. E così da 15 giorni aspetto inutilmente questa benedetta visita, per la quale per altro ho pagato un ticket abbastanza salato, almeno per me che sono un semplice pensionato. E pensi che questa vicenda è iniziata a febbraio. Una domanda mi faccio: ma l’Asp non ha nemmeno una macchina? O le auto ce le hanno solo per accompagnare comodamente in giro questo o quel dirigente?».
Secondo Costa quanto accaduto è «la dimostrazione di quanta poca attenzione viene riservata ai problemi degli anziani, e degli anziani ammalati. Questi pensano: tanto è vecchio, non vale la pena darsi tanto da fare… E’ mortificante ma è proprio così». Dall’anziano in chiusura, un pressante appello a chi dirige l’azienda sanitaria, al commissario straordinario Maria Bernardi: «Le voglio chiedere, intanto, se ritiene normale che questo si verifichi. E poi, vorrei pregarla di attivarsi affinché questa benedetta visita di controllo mi venga effettuata ed io possa fruire di queste poche sedute domiciliari di fisioterapia che mi spettano. Sono anziano, è vero, abbastanza anziano ma è giusto che io venga trattato così?».
No che non è giusto, lo ammette, con la consueta sincerità ed onestà intellettuale anche il commissario Bernardi che, apprendendo della vicenda, è apparsa letteralmente incredula. Della sua risposta riferiamo in questa stessa pagina.

VIBO VALENTIA – Vuoi che venga a casa a visitarti? E allora manda qualcuno con la macchina a prendermi. Ecco, sintetizzata al massimo, l’incredibile risposta che una fisiatra dell’Asp avrebbe riservato ad un paziente che aspetta da mesi di vedersi rinnovate le sedute di fisioterapia, regolarmente prescritte e pagate. Si tratta di un anziano affetto da ictus circa 33 anni. Da allora ha ridotto notevolmente l’uso di gambe e braccia ma non la lucidità mentale e la voglia di lottare per reclamare i suoi sacrosanti diritti.

Michele Costa, 84 anni, abita a Longobardi, praticamente ad un tiro di schioppo da Vibo. Riconosciuto invalido al cento per cento, si muove con evidente difficoltà, appoggiato alla sua fida stampella, un braccio praticamente inerte: «All’inizio l’Asp mi dava parecchie sedute domiciliari di fiosoterapia ma poi, negli anni, le ha progressivamente diminuite. Da ultimo mi hanno concesso appena due cicli mensili di otto sedute, con la fisioterapista che viene a casa due volte la settimana».

Quest’anno però, così gli hanno comunicato a febbraio dall’azienda sanitaria, le norme sono cambiate: per avere ancora diritto a quelle poche prestazioni Costa doveva sottoporsi a visita di controllo, il che ha suscitato la sua reazione: «Beh – racconta con divertita quanto amara ironia – malato ero e, purtroppo, malato rimango, anzi senza fisioterapia, data l’età, le mie condizioni, già molto precarie, peggiorerebbero in breve tempo».

In ogni caso, queste sono le norme e dunque vanno rispettate. «Da febbraio – riprende a raccontare – sono passati più di quattro mesi prima che l’Asp mi comunicasse la data della visita». A quel punto, e siamo a qualche settimana addietro, Costa, facendo di necessità virtù, chiede al suo medico curante la relativa prescrizione per la visita domiciliare e paga anche il ticket di 31,60 euro: «Di questo – commenta puntigliosamente polemico, come solo gli anziani sanno essere – voglio “ringraziare” il presidente Scopelliti: la Regione non si vergogna di far pagare il ticket anche alle persone anziane come me?».

Quando comunque tutto sembrava risolto, ecco invece un altro problema che fa indubbiamente riflettere e che, ammette, ha lasciato completamente basiti lui e i suoi familiari: l’Asp vibonese non dispone di un fisiatra sul proprio territorio per cui all’incombenza provvede, grazie ad un’apposta convenzione, una dottoressa dell’Asp di Catanzaro. «Quando però abbiamo parlato con lei, non volevamo credere alle nostre orecchie. Al telefono con mio figlio lei infatti ha detto: io vengo a visitare suo padre ma dovete venire voi a prendermi in macchina… Io avrei voluto chiederle: ma lei a Vibo con cosa ci viene, con il bus? A mio figlio ha spiegato che per le visite domiciliari è l’Asp che deve metterle a disposizione una macchina ma l’azienda non ne ha di disponibili…».

La fisiatra ha chiesto se non c’era qualche figlio o familiare che potesse andare a prenderla. «Poiché i miei due figli erano al lavoro lei ha spostato la visita di una settimana, al mercoledì successivo, ma sfortunatamente per un imprevisto di lavoro neanche questa volta è stato loro possibile liberarsi. E così da 15 giorni aspetto inutilmente questa benedetta visita, per la quale per altro ho pagato un ticket abbastanza salato, almeno per me che sono un semplice pensionato. E pensi che questa vicenda è iniziata a febbraio. Una domanda mi faccio: ma l’Asp non ha nemmeno una macchina? O le auto ce le hanno solo per accompagnare comodamente in giro questo o quel dirigente?».

Secondo Costa quanto accaduto è «la dimostrazione di quanta poca attenzione viene riservata ai problemi degli anziani, e degli anziani ammalati. Questi pensano: tanto è vecchio, non vale la pena darsi tanto da fare… E’ mortificante ma è proprio così». Dall’anziano in chiusura, un pressante appello a chi dirige l’azienda sanitaria, al commissario straordinario Maria Bernardi: «Le voglio chiedere, intanto, se ritiene normale che questo si verifichi. E poi, vorrei pregarla di attivarsi affinché questa benedetta visita di controllo mi venga effettuata ed io possa fruire di queste poche sedute domiciliari di fisioterapia che mi spettano. Sono anziano, è vero, abbastanza anziano ma è giusto che io venga trattato così?».

La risposta è arrivata subito da parte del commissario Asp, Maria Bernardi. Sollecitata dal Quotidiano dichiara: «Faremo subito le opportune verifiche e, nel caso, interverremo. In ogni caso l’appello del paziente non rimarrà inascoltato».

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